PRIMAVERA, ESTATE…

Di Simone Fortunato
29 Luglio 2004
In un minuscolo monastero coreano, isolato dal mondo, un bambino apprende da un vecchio monaco la dottrina buddista

In un’estate difficilissima per chi è in cerca di cerca di qualcosa di vero sul grande schermo, tra commedie esangui e velleitarie (“La donna perfetta”) e B movies senza ritegno (“Talos. L’ombra del faraone”), la perla nel fango ha un titolo lungo (“Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera”) ed un’origine lontana, la Corea.
Tutta la critica, senza distinzione, si è inchinata – e a ragione – di fronte all’ultimo film di Kim Ki-Duk, già autore di film crudeli e piuttosto morbosi (“L’isola”, “Bad Guy”), qui alle prese però con tutt’altra tematica e registro. In un monastero galleggiante su un lago, ai confini del mondo, un bambino cresce nelle stagioni del tempo, seguendo e spesso disobbedendo agli insegnamenti del monaco anziano. Un film autenticamente religioso, che centra all’interno, e con l’ausilio di una cornice ambientale commovente, le domande più alte dell’uomo di fronte alla vita, in un’ottica buddista. Lo scorrere del tempo, il dolore, il sacrificio più estremo, la rinuncia, il desiderio materiale. Un film non per tutti i gusti: praticamente muto, con tre interpreti, una minuta colonna sonora ma una fotografia che sa di dipinto.
Di e con K. Ki-Duk

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