Pro memoria per il voto (e per i Biagi)

Di Tempi
19 Aprile 2001
Vale la pena di riassumere i contenuti di questo numero su cui ci auguriamo che almeno qualcuno degli incriminati, si senta un po’ in dovere di rispondere...

Vale la pena di riassumere i contenuti di questo numero su cui ci auguriamo che almeno qualcuno degli incriminati, si senta un po’ in dovere di rispondere, di spiegare, di farci capire se e dove sbagliamo offrendo riflessioni su dati che, sinceramente, crediamo sia un po’ difficile smentire. In sintesi: il centrosinistra ha imposto in questi anni un regime di tassazione (Irap e Dit) che ha finanziato le grandi aziende dei soliti noti e massacrato quella piccola impresa che costituisce il tratto tipico della vitalità e competitività dell’economia italiana. Il dato allucinante che ci dà il professor Vitaletti, che a sua volta lo prende dall’insospettabile Mediobanca, non solo dovrebbe far riflettere, ma dovrebbe far vergognare gli illustri editorialisti nostrani che zampettano sui presunti “egoismi e razzismi” del Nord, fingendo di non sapere che almeno una delle tante ragioni della ribellione al governo di Roma è semplicemente questa: dove esiste al mondo uno Stato che fa pagare alla Fiat un’aliquota del 30% e ai suoi contoterzisti il 70%?! Il centro-sinistra ha impoverito il Paese (cfr. qui Casadei, Esposito e Antonini) e finisce la sua corsa nell’impazzimento elettoralistico di ministri che strumentalizzano le preoccupazioni sanitarie e ambientali del comune cittadino, comprensibili e legittime, ma che dovrebbero essere affrontate con responsabilità, scienza e razionalità, per scatenare odio e guerra contro il Vaticano (cfr qui a fianco e Pellicciari). Non solo, la compagine ulivista ha, nei fatti, impedito che il popolo, cioè i singoli, le associazioni, le imprese, attraverso la realizzazione del principio di sussidiarietà, contribuissero alla creazione di un servizio pubblico di maggiore qualità ed efficienza (leggere per favore Vittadini, il quale ci spiega perché l’ideologia cataro-comunista, delle Bindi e dei Salvi, degli Scalfaro e dei Bordon, ha impedito nel campo dell’assistenza, come in quello della scuola e del lavoro, che si liberassero energie per la cura di quei poveri, l’educazione di quei giovani, l’occupazione di quegli ultimi, di cui si riempiono ogni giorno la bocca questi sovrani presunti illuminati, in realtà ipocriti e vanesi incensatori dello statalismo, cioè del loro potere). In compenso, per preparare le piazze all’insurrezione contro il probabile governo Berlusconi, il centro-sinistra ha compresso i salari e l’indicizzazione delle pensioni, abolito i ticket sanitari, varato una finanziaria zeppa di regalie e provvedimenti demagogici che faranno esplodere la finanza pubblica e, a fine anno 2001, produrranno un fabbisogno dello Stato che non sarà – come sa bene Giuliano Amato – di quei 20-30mila miliardi previsti, ma di 70-80mila miliardi. Che dire? In termini comunisti tutto ciò si potrebbe definire come una politica “avventurista e settaria”, al limite del terrorismo, fatta sulle spalle dei lavoratori, cioè del popolo. Unico dato positivo sarebbe il risultato ottenuto sotto il profilo della finanza pubblica, cioè il tanto sbandierato 5,2% di riduzione del debito pubblico tra il ’96 a oggi. Ma il condizionale è d’obbligo – lo spiega Vitaletti in parole che anche i sassi possono capire – perché anche a questo riguardo l’Ulivo non ha fatto un bel niente, ha fatto tutto l’Europa e certe altre favorevoli congiunture. Il governo italiano delle finanze ha fatto solo una cosa: il gangster.

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