Problemi? Chiama lo zio Bè

Di Valenti Annalena
01 Dicembre 2005

E poi le chiamano canzoni per bambini. Prendete “Lo zio bè”, che alla 48esima edizione dello Zecchino d’Oro ha vinto il premio come migliore canzone straniera, e poi ditemi se non è la storia di quanto sia dura la strada dell’educare. Lo zio vive in una fattoria, ha una faccia aguzza e una barbetta a punta e tutte le volte che qualcuno gli fa una domanda. «Come stai? Cosa fai?». Lui risponde bè, bè. Lo zio ha una capretta, faccia aguzza, barbetta a punta, «ahh ecco perché fa bè» ma non è finita, il furbo nipotino dice «anch’io a scuola quando la maestra mi fa delle domande rispondo bè».
Ma allora è lo stesso che avviene a casa mia! La T. 8 anni assomiglia molto a sua sorella L. 18, anche nello svolgimento dei problemi, lei legge il testo e dopo 10 secondi ti dice la risposta finale «proprio come faceva la L». E come lei poi ci mette due ore a scriverlo, i dati, le operazioni intermedie, intuisce il risultato ma non vuole lavorare per arrivarci e così si inventa un’operazione che abbia quel risultato, e come sua sorella L. fa bè. Voglio andare alla scuola dello zio bè, dice il nipotino nella canzone. è un andazzo che alla maestra non sta bene. E neanche alla mamma di T. «Non penserai di fare come tua sorella L. che per anni ha cercato di usare il mio cervello per svolgere i suoi problemi?». E il suo sguardo, ahimè pieno di ammirazione per la sorella, mi dice «Voglio andare alla scuola della Lalla bè».

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