Prodezze prodiane
Dall’Europa all’Italia, come il Bonaparte. L’ex presidente della Commisione europea, Romano Prodi, protagonista “con complicazioni primarie” della “grande alleanza democratica di centrosinistra” italiana, deve essere uomo di sensibilità politica e umana fuori dal comune. Con abilità consumata, muovendosi come uno stratega alla Von Clausewitz o alla Sun Tzu (la politica è sempre la continuazione della guerra e viceversa), ha recentemente attaccato i giovani di Forza Italia, galvanizzati imprudentemente dal loro leader per un lavoro politico-elettorale, definendoli “mercenari”. Mossa quanto mai azzeccata. Perché da quella definizione e dalle successive reazioni, che hanno provocato quello che in Italia si definisce un “grande dibattito”, i supposti “mercenari” da mille sono cresciuti a migliaia, tanto è vero che alcuni temono sia per le tasche del Cavaliere, sia per quelle del partito. In altri termini, il prode Prodi è riuscito a creare, ex novo, la federazione giovanile di Forza Italia, quel movimento piuttosto variegato che non riesce a trasformarsi in un partito.
L’eccezionale performance di Romano Prodi è stata segnalata in diversi ambienti politici. Alcuni hanno deciso di conferire al cosiddetto “professore” il titolo onorifico di “presidente onorario” della nuova gioventù di Forza Italia.
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