Per Prodi «Berlusconi è estraneo allo spirito cattolico». Oltre a togliergli Mediaset vuole pure scomunicarlo

´ «È la progressiva scomparsa delle tutele legislative per le lavoratrici cosiddette “atipiche” non l’eclissi di un sentimento religioso del mondo o di supposti valori tradizionali a scoraggiarci tutti, uomini e donne, rispetto al gesto sovrano della procreazione», dice Antonio Scurati sulla Stampa (13 maggio) .
È dalla metà degli anni Settanta, ben prima di qualsiasi norma sul lavoro atipico, che è in atto un calo demografico in Italia. Scurati, invece, si è messo a scrivere stupidaggini molto più recentemente.
´ «Quello di Francesco Rutelli è veramente un caso da studiare: ha votato la legge sui Dico e poi ha detto che se avesse potuto sarebbe andato al Family day», dice Enrico Boselli (13 maggio).
Su Rutelli ha ragione. Ma anche il caso Boselli è interessante: per un po’ ha fatto il craxiano, poi è tornato alle sue origini demartiniane, ora marcia verso il socialismo da Asino di Podrecca.
´ «Non usino la verga della severità ma la medicina della misericordia come diceva papa Giovanni 45 anni fa all’apertura del Concilio», dice Romano Prodi alla Repubblica (13 maggio).
Mannaggia! Ma queste parole giovannee non se le poteva ricordare prima di fare la Finanziaria?
´ «Né era possibile – ammettetelo – che quella moltitudine non fosse strumentalizzata. Basta avere visto con quale entusiasmo sono stati accolti prima Fini, poi Berlusconi», dice Eugenio Scalfari sulla Repubblica (13 maggio).
La strumentalizzazione è come lo stupro. Non esiste se c’è amore e consenso.
´ «Berlusconi è totalmente estraneo allo spirito cattolico», dice Romano Prodi alla Stampa (13 maggio).
Oltre a togliergli Mediaset, vuole anche scomunicarlo?
´ «Dicono gli organizzatori che a San Giovanni c’era un milione di persone a difendere la famiglia. La questura sostiene fossero un po’ di meno», dice un corsivo non firmato di Liberazione (13 maggio).
Poveri rifondaroli, adesso si attaccano anche ai dati della questura. Autolesionismo.
´ «In quella piazza i diessini non erano pochi», dice Luigi Manconi sull’Unità (14 maggio).
In piazza Navona, sabato 12 maggio, in generale “tutti” erano pochini.
´ «Un’ingerenza così spietata non si vede in nessun altro paese europeo», dice Emma Bonino all’Unità (14 maggio).
Sui temi etici la Bonino interviene, la Chiesa ingerisce.
´ «Va anche vista la capacità della politica di dare risposte a chi ha scelto di vivere la propria affettività e la propria sessualità nella forma della convivenza», dice Piero Fassino alla Repubblica (12 maggio).
E chi è così affezionato a se stesso da scegliersi come partner principale della propria sessualità, a chi si è messo su questa via, la politica non dà risposte? Neanche un paio di occhialini quando le troppe pippe ti hanno abbassato la vista? Neanche una cremina per i calli alle mani, passata dall’Inps?
´ «Il punto è come incrociare le voci», dice Barbara Pollastrini alla Repubblica (11 maggio).
È da parole come queste che si comprende bene che l’unica, vera vocazione della Pollastrini sia l’uncinetto.
´ «Io ho votato centrosinistra e continuerò a farlo, però non vi capisco più», dice Savino Pezzotta al Corriere della Sera (12 maggio).
Il problema è anche che cosa aveva capito prima.
´ «Se non sarò con voi in piazza è perché non posso appendere ad un attaccapanni le responsabilità interpellate dalle vostre richieste», dice Rosy Bindi (12 maggio).
Obiettivamente non è facile da appendere una responsabilità interpellata.
´ «A San Giovanni sotto lo schioppo del sole, non si riesce a passare per il gran bivacco di famiglie», dice Filippo Ceccarelli sulla Repubblica (13 maggio).
In che caso si usano i termini “bivacco”, “bivaccare”? Nel caso di mandrie, di manipoli fascisti e di clericume familiare.
´ «Ma è tutto da provare che per la gerarchia cattolica fosse davvero conveniente quella spettacolare fusione di morale e politica, di alto magistero e di bassi interessi di bottega», dice Edmondo Berselli sulla Repubblica (14 maggio).
Da preclaro intellettuale prodiano, Berselli consiglia di tenere separati alto magistero e bassi interessi di bottega: e di occuparsi solo di questi ultimi.

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