Prodi ha il manifesto? Mah…
Adesso che l’Unione ha il suo bel programma enciclopedico (271 pagine, mica balle) uscite dalla www.lafabbricadelprogramma.it e www.incontriamoci.romanoprodi.it, rifinito dopo una notte insonne in cui la Bonino ha sbattuto la porta per farsi notare bene e, il giorno dopo, per farsi fotografare meglio, cosa dobbiamo aggiungere noi, brutti, sporchi e cattivi berlusconiani che non sia già stato scritto dai belli, puliti e buoni commentatori della grande stampa nemicissima del Cavaliere? Basta prendere il Corriere della Sera, tessera numero due del Partito democratico e non certo elegante, almeno in queste ultime settimane (come ci siamo divertiti a rilevare nel giochino che trovate nelle pagine centrali), nelle sue variazioni sul tema antiberlusconiano. Basti rileggere la pietra tombale che in data 12 febbraio – cioè all’indomani della convention in onore della magna charta di Prodi – hanno messo sul programma unionista le migliori firme di via Solferino. Scuola e università, scrive Ernesto Galli Della Loggia: «Diciotto pagine di vaghezze “politicamente corrette”, di “partecipazione democratica”, di “conferenze territoriali apposite”, di “piani di organizzazione”, di “obbiettivi”, di “livelli”, di forme di rappresentanza. Insomma, un incubo burocratico redatto nel più stretto sindacal-politichese e dei cui costi non si fa mai parola. Di un’idea di qualche spessore, di un’ispirazione alta e autentica quasi mai la traccia». Di costi non v’è traccia neanche a proposito dei famosi cinque punti di taglio fiscale promessi da Prodi (a parole, perché nel programma il taglio non c’è). Scrive Dario Di Vico: «Ma come si trovano i soldi per finanziare quel piano» che per altro «rappresenta la sconfessione di quei riformisti che avevano giurato sulla centralità del cittadino-consumatore»?
Vogliamo parlare di immigrati? Povero Sergio Romano. Gli tocca notare che «il giudizio sulla legge Bossi-Fini mi è parso sprezzante e negativo». E che sembra una cosa un po’ da pazzi «garantire il permesso di soggiorno a ogni immigrato che denuncia la propria condizione di lavoro irregolare». Ma questo equivale a prospettare «una sorta di sanatoria permanente»!
Si sono bevuti il cervello? No, assicurano gli ulivisti Francesco Giavazzi e Piero Ichino. I quali però, pur con tutta la buona volontà del caso, non possono proprio applaudire la parte del programma relativa a lavoro ed economia (buona l’analisi, dicono in sostanza i due commentatori, ma non ci sono le terapie). In compenso, se vince l’Unione, possiamo stare tranquilli in fatto di politica internazionale. Se l’Italia non uscirà dalla Nato ci mancherà poco. Qui il programma Prodi è chiaro: vagheggia di «una difesa autonoma europea» e promette di combattere il terrorismo islamista «con l’intelligence».
Conclusione sconsolata di Angelo Panebianco: «L’impressione è che il tributo pagato per garantire all’Unione il consenso della sinistra massimalista sia davvero elevato». Quanto al silenzio sulle grandi opere e Tav, chiedere al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e al governatore del Piemonte Mercedes Bresso. Entrambi diessini. Ed entrambi sull’orlo di una conversione filoberlusconiana se sono arrivati a confessare a Repubblica (13 febbraio): «Meglio perdere che la confusione».
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