Professione reporter?

Di Arrigoni Gianluca
19 Dicembre 2002
Libertà di stampa? Secondo il sancta sanctorum del giornalismo senza frontiere, Italia e Usa stanno peggio delle repubbliche delle banane. Visita (ad ostacoli) alla sede di Reporters sans frontières

Parigi. Reporters sans frontières (Rsf), un’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di informazione, ha recentemente pubblicato la prima “Classifica mondiale della libertà di stampa”.
L’Italia è al 40° posto dietro paesi come il Benin (21°), l’Ungheria (24°) o la Namibia (31°). Non consola sapere che per le violazioni della libertà di stampa, come scrivono i redattori di Rsf, «gli Stati Uniti sono classificati un gradino più in basso rispetto al Costa Rica». Italia (40° con 11 punti) e Stati Uniti (17° con 4,75 punti) sono dunque, per Rsf, le pecore nere delle democrazie occidentali.

I magistrati italiani agli ordini del governo
Nel testo che commenta i risultati della classifica Rsf descrive un’Italia nella quale «il pluralismo dell’informazione è seriamente minacciato. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi moltiplica le pressioni sulla televisione pubblica, mettendo i suoi uomini di fiducia nei posti chiave dei media di Stato». Rsf condanna anche le «numerose perquisizioni, convocazioni giudiziarie e sequestro di materiale» subite da alcuni giornalisti nel corso di inchieste della magistratura. Senza dimenticare il caso di Stefano Surace, l’ex giornalista che si è fatto qualche mese di prigione per reati a mezzo stampa commessi vent’anni fa ed uscito di prigione grazie alla forte mobilitazione di giornalisti e uomini politici, di destra come di sinistra. Apriamo una parentesi e approfittiamo dell’occasione per chiedere: cosa aspetta il governo a mettere un termine a questa legislazione, indegna di un paese civile, che prevede il carcere per il reato di diffamazione? Chiusa la parentesi.
Quindi, a parte l’episodio Surace, il 40° posto dell’Italia sarebbe dovuto alla posizione particolare del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e all’operato della magistratura che, curiosamente, Rsf lascia intendere essere al servizio del governo non sapendo, o facendo finta di non sapere, che in Italia, a differenza della Francia, la magistratura gode di una quasi totale indipendenza dal potere politico.

Una metodologia “scientifica
Ma qual è la metodologia utilizzata per compilare la classifica e, in particolare, a cosa corrispondono gli 11 punti dell’Italia?
Nella nota metodologica Rsf spiega che un questionario con 50 domande è stato fornito «a giornalisti locali o che risiedono nel paese, a dei ricercatori, giuristi o specialisti di una regione» e a dei ricercatori della stessa Rsf. La nota spiega anche quali siano le violazioni alla libertà di stampa prese in considerazione come, tra l’altro, le azioni «dirette contro i giornalisti (uccisioni, incarcerazioni, aggressioni, minacce, etc), o contro i media (operazioni di censura, sequestri di materiale, perquisizioni, pressioni, etc)», le violenze di «milizie armate», di «organizzazioni clandestine» e di «gruppi di pressione». Quest’ultimo punto è importante e vedremo in seguito perché. Rimane da scoprire quali siano i fatti concreti rimproverati all’Italia.

Visita alla sede di Rsf
I dati necessari alla verifica della classifica di Rsf non essendo disponibili nel Rapporto 2002 sull’Italia (come non sono disponibili sul sito internet di Rsf, www.rsf.org), proviamo a richiederli via email a Rsf. Non ricevendo nessuna risposta ci rechiamo direttamente alla sede dell’organizzazione, al n.5 di rue Geoffroy-Marie, sesto piano, dove ci viene fornito il questionario con i relativi criteri di ponderazione. Scopriamo così, per esempio, che un giornalista scomparso vale un punto e due punti il monopolio dello Stato sull’acquisto della carta, ma niente che dia una risposta alla nostra domanda: cosa è successo in Italia per meritarci 11 punti? Facciamo notare come i documenti che ci sono stati forniti non ci permettono di verificare la correttezza della classifica. La responsabile di Rsf per l’Europa, Soria Blatmann, ci consiglia di rileggere più attentamente il rapporto 2002 sull’Italia. Seguendo il consiglio lo abbiamo riletto, ma non riusciamo a capire quanti punti possa valere, per esempio, l’episodio citato nel paragrafo “Pressioni e ostacoli” – alla libertà di stampa naturalmente – nel quale si spiega che il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha opposto il suo veto alla vendita della filiale Rai che gestisce la rete di ripetitori della televisione pubblica, RaiWay, al gruppo americano Crown Castle. Il veto di Gasparri sarebbe dovuto, secondo Rsf, al desiderio di «proteggere dalla concorrenza il gruppo televisivo privato Mediaset, controllato dalla holding Fininvest di Silvio Berlusconi». Sarà una coincidenza, ma è lo stesso argomento utilizzato dall’allora presidente del Cda Rai, Roberto Zaccaria, che sul veto alla vendita di RaiWay aveva fatto ricorso al Tar del Lazio, e aveva perso. Per il truce Gasparri quanti punti? Uno? Due? Di più?

Il direttore di Rsf è al di sopra di ogni sospetto?
Cominciamo a pensare che la mancanza di trasparenza di Rsf sia volontaria. Per avere le informazioni che ci mancano ricontattiamo Soria Blatmann, che si era detta disponibile ad un’eventuale intervista telefonica, ma la responsabile per l’Europa di Rsf preferisce non rispondere alle nostre domande e ci fa parlare con Robert Ménard, il segretario generale e fondatore di Rsf. A Ménard ribadiamo che i documenti forniti da Rsf non ci permettono di verificare la correttezza della classifica. «Le abbiamo dato quello che abbiamo dato agli altri, cioè la classifica, la metodologia e le ponderazioni»,
dice il capo di Rsf.
«Abbiamo proceduto con il maggior rigore possibile. Quando abbiamo trovato una disparità troppo grande tra gli esperti – ma non è stato il caso per l’Italia – abbiamo cercato di verificare, di capirne le ragioni». Insomma, niente da fare, non avremo accesso ai documenti necessari per verificare la correttezza della classifica. Ma Ménard ci ha detto una cosa interessante; che non c’è disparità nei risultati dei questionari trasmessi a Rsf dagli anonimi esperti italiani che, evidentemente, sono unanimi nel denunciare il pericolo Berlusconi.

L’omertà di Rsf sulla Francia
Nella “classifica mondiale sulla libertà di stampa” Rsf attribuisce alla Francia un onorevole 11° posto con 3,25 punti. Al contrario di quanto succede per l’affermata ma indimostrata brutalità del regime berlusconiano, nel Rapporto 2002 sulla Francia non c’è traccia di un grave episodio lesivo della libertà di stampa. Riassumiamo: alla fine di febbraio del 2002 e per alcune settimane, due sindacati filo comunisti – la Cgt-Filpac a Marsiglia e il Syndicat du Livre-Cgt a Parigi – hanno impedito con la forza (arrivando anche a malmenare uno strillone) la distribuzione di due quotidiani gratuiti, Metro e 20 Minutes. Chiediamo a Ménard come mai di questo grave episodio di violazione della libertà di stampa non ci sia traccia nel Rapporto 2002 sulla Francia né, non potendo verificarlo, nella classifica. Risposta: «abbiamo considerato che non rientrava nel quadro delle violazioni della libertà di stampa che vengono prese in considerazione nei nostri Rapporti». Peccato che nella nota metodologica illustrata brevemente in precedenza sia scritto, nero su bianco, che le violenze subìte ad opera di «gruppi di pressione», com’è il caso nell’episodio descritto, sono considerate come violazioni alla libertà di stampa.

Chi paga “indirettamente” i Rapporti di Rsf?
Domanda: è possibile che il silenzio di Rsf sui casi Metro e 20 Minutes derivi dal fatto che, mentre a Marsiglia veniva impedita con la forza la distribuzione di Metro, nella stessa città e negli stessi giorni veniva distribuito senza difficoltà il quotidiano gratuito Marseilleplus, edito dal quotidiano regionale La Provence, del gruppo Hachette Filipacchi Médias, gruppo che, in Francia, ha il quasi monopolio della distribuzione attraverso le Nouvelles Messageries de la Presse Parisienne (Nmpp) della quale Hachette detiene il 49% e, da statuto, il Direttore generale? Domanda sussidiaria: è possibile che Rsf abbia avuto qualche interesse a sorvolare su quest’episodio di brutale violazione della libertà di stampa in Francia perché, per pura coincidenza, tra i “donatori” che «sostengono Reporters sans frontières in modo puntuale da diversi anni» garantendone “l’indipendenza”, come viene ben spiegato in una pagina del sito internet di Rsf, troviamo la Fondation Hachette e le Nouvelles Messageries de la Presse parisienne?

Il rapporto Rsf 2003 sull’Italia si preannuncia “pesante” per Berlusconi
Non possiamo dire un granché sui bilanci di Rsf – per esempio a quanto ammonta il finanziamento della Commissione europea, quello della Fondazione Hachette, o quello delle Nmpp – perché, dopo aver dato la sua disponibilità a fornirci quanto avevamo chiesto, l’amministrazione di Rsf ci ha ripensato, Robert Ménard avendo dato il contrordine preferendo farci avere dei bilanci generici senza i nomi dei “donatori” né le cifre corrispondenti. Comunque, se qualche giornalista italiano volesse colmare le lacune dei solerti esperti di Rsf, per esempio sui problemi tra i giornalisti ed il sistema giudiziario, così presenti nel rapporto di Rsf sulla Francia, si diano una mossa, perché il Rapporto 2003 sull’Italia, che verrà pubblicato il 3 maggio – giornata internazionale della stampa – e che Soria Blatmann ci preannuncia come “pesante” per Silvio Berlusconi, verrà chiuso a fine dicembre.

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