Professor Darwin
Si erano stracciati le vesti, perché la riforma Moratti aveva «espulso Darwin dalla scuola». Può darsi. Ma gli autori di libri di testo non se ne sono accorti. A partire dalle elementari (pardon, primaria di primo grado), dove la continuità fra la scimmia e l’uomo continua a essere presentata come un fatto acquisito: «A causa di un cambiamento di temperatura, la foresta si trasformò in una distesa di erbe con arbusti bassi e radi, la savana. Le scimmie, che non potevano più nascondersi nella foresta, cominciarono a stare in posizione eretta, per avvistare gli animali pericolosi e procurarsi più facilmente il cibo. Così divennero bipedi: gli studiosi chiamano questi nostri lontani antenati scimmie antropomorfe oppure ominidi» (Tutto tondo, ed. Cetem). Un caso isolato? Non sembra. «Circa dieci milioni di anni fa, ci fu un cambiamento di clima: scomparvero le foreste lasciando il posto alla savana, una distesa di erbe alte e alberi radi. In questo nuovo ambiente le scimmie (.) dovevano camminare a lungo tra l’erba alta che impediva loro la visuale, così, un po’ alla volta, cominciarono a sollevarsi sulle zampe posteriori. (.) Queste scimmie sono state chiamate dagli studiosi ominidi, conosciuti anche come australopitechi, ovvero ‘scimmie del sud’» (Magicamente, La Spiga). Il trenino Cardino (Minerva Italica), libro per altri aspetti molto ben fatto, inverte l’ordine dei fattori, ma il ritornello non cambia: «Accadde che il clima, lentamente, si modificò: le piogge diminuirono e la foresta lasciò il posto alla savana. Alcune scimmie, gli australopitechi, si adattarono a vivere a terra e con il tempo impararono a camminare in posizione eretta. In questo modo potevano guardare lontano e avvistare facilmente i predatori. Gli scienziati hanno chiamato queste scimmie ominidi, che significa ‘quasi uomini’».
Una lancia per l’unicità umana
Qualcuno non si è limitato a lamentarsi. Paolo Molinari, coordinatore didattico della scuola Angela Merici di Desenzano (Bs), ha realizzato Nel tempo, una dispensa per le sue maestre: «Facciamo l’esempio della lancia: la realtà mi dà un ramo e un sasso. L’idea creativa dell’uomo vede nel sasso la punta e nel ramo l’asta. Il lavoro dell’uomo realizza quest’idea e crea una cosa nuova. Un animale non è in grado di fare quest’azione. Ecco che incominciano a emergere caratteristiche uniche dello spirito umano». È un fascicolo a uso interno, ma se lo si chiede alla scuola lo mostrano volentieri.
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