Profumo di contento
Quando, uscendo in una fredda, azzurra e tersa giornata novembrina, il piccolo di quattro anni dice «Mamma, senti che profumo. di contento», dopo il primo stupore, che per una madre si concretizza nel ridire le parole del pupo alle decine di persone che incontrerà da quel momento in poi, la domanda che sorge è, com’è che quel modo che hanno i bambini di aderire alla realtà tanto da saperla raccontare così bene, con parole che uno dice – è vero è proprio così -, com’è quindi che questo stupore per ciò che c’è e che mette continuamente in movimento i nostri pargoli, man mano che passano gli anni si perde! O meglio, si perde senza una vera educazione, che riponga al centro la realtà, ciò che c’è, come il bambino piccolo è portato naturalmente a fare, dandone, in più, man mano si cresce, ragioni e significato. E se ci sono ‘sacche di resistenza’, luoghi dove educare ed essere educati, da queste ripartiamo, di queste diciamo. Come quei bambini e ragazze e ragazzi, normali, belli, seri che all’open day della scuola ‘Collegio della Guastalla’, mi davano spiegazione dei lavori svolti, di rosoni, simmetrie, alberi d’autunno, di corrispondenza tra scienza e poesia, di come «giungere a investigare la bellezza del reale per scoprirne l’origine e il significato». Aderisco all’appello sull’educazione perché il profumo. di contento c’è.
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