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Progressisti, sveglia: fare figli non è una battaglia reazionaria

Di Piero Vietti
18 Giugno 2024
In un saggio sul New York Times due autrici criticano la scelta di chi, a sinistra, rimanda per motivi etici o politici la decisione di diventare genitore: così si riduce a guerra culturale la risposta alla domanda sul significato della vita
figli

Le generalizzazioni sono sempre da evitare, ma è culturalmente provato che uomini e donne giovani, laici e politicamente progressisti, avere figli è l’ultimo pensiero. Lo raccontano bene in un recente saggio sul New York Times Anastasia Berg and Rachel Wiseman, ricercatrice di Filosofia la prima e direttrice della rivista The Point la seconda, autrici di un libro in uscita dal titolo What Are Children For?: On Ambivalence and Choice: «La saggezza convenzionale liberal incoraggia le persone a trascorrere i vent’anni in viaggi alla scoperta personale, professionale e di autorealizzazione. I figli vengono trattati come un bonus, qualcosa a cui arrivare solo dopo aver completato una lunga lista di traguardi: conseguire una laurea, forgiare una carriera soddisfacente e consolidata, acquistare una casa, coltivare la relazione romantica ideale».
Difficile raggiungere standard così elevati (e così vaghi) in pochi anni, e se è vero che la correlazione tra questo atteggiamento e la denatalità è ...

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