Promemoria per gli “umanitariani”

Di Tempi
01 Novembre 2001
Un nostro collaboratore parigino, ci segnala che nel 1999 l’allora ministro dell'Interno Jean Paul Chevènement, leale amico del mondo arabo e fiero oppositore della guerra di Bush Senior all’Iraq dell’immarcescibile Saddam Hussein, cercò di creare un’istanza rappresentativa del mondo musulmano, rispettosa della separazione della sfera religiosa da quella politica. Chiamasi “laicità” dello Stato, scoperta che nel mondo occidentale, grazie al cristianesimo, risale a parecchi secoli orsono.

Un nostro collaboratore parigino, ci segnala che nel 1999 l’allora ministro dell’Interno Jean Paul Chevènement, leale amico del mondo arabo e fiero oppositore della guerra di Bush Senior all’Iraq dell’immarcescibile Saddam Hussein, cercò di creare un’istanza rappresentativa del mondo musulmano, rispettosa della separazione della sfera religiosa da quella politica. Chiamasi “laicità” dello Stato, scoperta che nel mondo occidentale, grazie al cristianesimo, risale a parecchi secoli orsono. Bene, per realizzare questo progetto, Chevènement aveva previsto una consultazione delle autorità islamiche e posto alcuni principi non negoziabili: la predominanza delle leggi repubblicane, il rispetto della laicità dello Stato, la netta separazione tra la sfera politica e quella religiosa. Due anni dopo, a Parigi, la politica filo-araba di un laicista impenitente, pare sia stata rimpiazzata da un ulivismo senza fede che promuove fallimentari riti di integrazione sportiva (vedi qui, pp.14-15), che accetta le obbiezioni dell’Uoif (l’Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia, organizzazione legata ai Fratelli Musulmani, ma considerata dall’attuale governo francese espressione dell’islam “moderato”) e che sopprime dal documento che dovrebbe servire da base di discussione “concordataria”, la frase secondo cui verrebbe garantito «il diritto di ogni persona a cambiare religione» (e questo perché l’islam non può ammettere l’apostasia). Un consigliere dell’attuale ministro dell’Interno francese si è però ultimamente ricordato che, nell’aprile 2001, partecipando al congresso annuale dell’Uoif, aveva notato che le donne erano separate dagli uomini, che portavano il velo e che nel corso dell’assise venne chiaramente ribadita la necessità di non separare l’islam e la politica. Quando il senatore Giulio Andreotti propone – come ha proposto giusto nei giorni successivi all’abbattimento delle Twin Towers – una rapida conclusione delle trattative per realizzare un concordato tra Stato e islam italiano, ci auguriamo che abbia in mente la lezione francese. Mentre all’importante falange degli umanitariani d’Assisi, auguriamo una buona lettura del libro pubblicato da Einaudi, anno “ulivetano” 1998, autore Samia Labidi, dal titolo: “Karim, mio fratello terrorista”. Libro nel quale si legge, tra le altre cose: «Dal 1999 al 2011 si svilupperà una politica d’unione tra tutti i Paesi musulmani, mentre proseguirà la destabilizzazione dell’Occidente attraverso colpi dall’interno e dall’esterno. Nel 2001 verrà ufficialmente dichiarata la guerra contro gli occidentali. In quel momento apparirà l’imam El-Mehdi per unire le masse popolari. Egli guiderà le ostilità per molti anni…». Ci siamo spiegati?

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