Promemoria per gli “umanitariani” /2
È del tutto evidente che bertinottiani, verdi, cossuttiani e cattolici dossettiani afflitti dal complesso di Elettra per il papà comunista, abbiano tutto il diritto di starsene, nell’intimità della loro coscienza pulita, in santa pace, nella loro rabbiosa indignazione contro “ogni guerra”. Quello che si capisce meno, in democrazia, è il dispettoso livore di chi vorrebbe intimidire gli uomini liberi (per esempio convocando una contromanifestazione alla marcia di solidarietà con l’America) approfittando del fatto che nemmeno il 10 novembre Roma sarà Kabul o Jalalabad (dove il giornalista francese Michel Peyrard, dal 9 ottobre prigioniero dei talebani, liberato il 3 novembre, racconta di arresti ed esecuzioni sommarie tra afghani colpevoli solo di far parte di etnie diverse da quella che supporta il regime), così come Roma non è mai stata Vientiane (dove, finendo in galera, cinque radicali pannelliani hanno risollevato il velo su di un gulag, quello del Laos, dove, oltre a massacrare il popolo, il regime usa rifornire di prostitute bambine i pedofili d’oltre cortina). Grazie alla democrazia che contesta con la solita ossessione antiberlusconiana (nelle assemblee studentesche), ma che sfrutta (in piazza) con fantasia senz’anima, il pacifismo chiassoso può ben continuare a surfeggiare qua e là, immaginando di portare l’attacco dal cuore al cuore dell’Impero. Qui da noi lo stato democratico, laico, repubblicano, difende il diritto all’antagonismo, lo accudisce, lo finanzia. Commercialmente parlando anche l’umanitariano (come già il vegetariano) ha il suo economico appeal. E dunque il surfeggio antagonista è un’altra delle grandi aziende (intellettuali, politiche, scolastiche, sindacali, giudiziarie…) che possono nascere e crescere solo in democrazia, anche economicamente, grazie alla complicità di robuste imprese del circuito mediatico-giustizialista, di cui la sinistra è storicamente più ricca della destra, per quantità di fabbriche, loghi, numero di addetti. Grazie alla libertà di stampa e di opinione (altre cose sconociute nel mondo islamico e comunista) gli umanitariani possono ad esempio andare a sbertucciare nelle zone grigie di ogni guerra e cercare di rimestarci sopra per tentare di confondere i cervelli di chi ha 15 anni o dei buontemponi che vivono di rendite o di illusioni politiche. Tale confusione viene introdotta nelle scuole e nei mezzi di comunicazione per odio di sé, pigrizia, eccesso di droghe e di alcool intellettuale? Chissà. Comunque sia, questo essere in piazza, sabato prossimo, a fianco degli Stati Uniti d’America, patria della libertà politica e simbolo delle libere democrazie occidentali, è uno scandalo che è bene che ci sia. Esso ci ricorderà ad esempio che se c’è chi crede che la legge islamica (o quella un po’ più mite di rito ambrosiano) è la panacea di tutti i mali, c’è pure chi ha fiducia nello spirito cristiano implicito nella democrazia americana. Quello che fa dire a Faulkner che un buon giudice è un tale il quale per un cinquanta per cento ha qualche infarinatura di dottrina legale e per tutto il resto agisce sulla base della cautela dovuta all’uomo e senza impancarsi a Dio.
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