Propaganda al lavoro.
Ci sono emergenze nazionali che vengono proclamate solo per ragioni di bottega politica e che media compiacenti amplificano. È il caso delle morti sul lavoro. Il Tg3 e il Tg1 si sono prontamente mobilitati per fare da cassa di risonanza ad accorati appelli del capo dello Stato. Ora il governo farà la sua bella figura portando all’approvazione un ddl in materia di sicurezza sul lavoro che nella precedente legislatura era rimasto fermo per l’opposizione delle Regioni (in maggioranza rosse), che rivendicavano la competenza sulla materia. Adesso quell’opposizione svanirà d’incanto, e il governo Prodi potrà dare l’impressione di essere stato l’unico che “ha fatto qualcosa”. Ma la verità è che le morti sul lavoro sono una tragedia che viene da lontano, che negli anni del governo Berlusconi era stata ridimensionata: dai 1.449 morti del 2003 si era passati ai 1.265 del 2005 (fonte Inail). Il numero è tornato ad aumentare dopo anni di flessione nel 2006, quando le redini del governo sono passate alla sinistra: questo è un fatto. Che adesso una campagna ben orchestrata voglia far credere che Prodi pone rimedio a devastazioni causate dal suo predecessore, è qualcosa che ricorda i metodi propagandistici del socialismo reale. Tuttavia gli apprendisti stregoni devono fare attenzione: l’alto numero di morti sul lavoro appare in tutti i documenti dei gruppi terroristi e filo-terroristi italiani (Br e compagnia) come giustificazione della lotta armata. Anche per questo non dovrebbe mai diventare materia su cui imbastire speculazioni politiche.
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