A proposito di un comunicato stampa del presidente di Azione cattolica
È davvero sorprendente che, in un momento particolarmente delicato della vita del paese, a qualcuno sia tornata la voglia – che credevamo definitivamente tramontata – di giocare al “cattolico che lava più bianco”. Alcuni lunghi articoli, apparsi su due organi di stampa, hanno riproposto un’interpretazione incredibile della scelta religiosa che ha caratterizzato l’Azione Cattolica Italiana nel suo rinnovamento postconciliare; tale scelta sarebbe stata un tradimento mascherato della fede e, in cambio di un intimismo ipocrita, avrebbe lasciato le mani libere per una politica di spregiudicata doppiezza. Queste affermazioni, accompagnate da un linguaggio non proprio evangelico, che non esita ad apostrofare come “rinnegati” dei fratelli nella fede, ci feriscono profondamente e offendono il senso più elementare della verità storica sull’Azione Cattolica, e più ancora sulla Chiesa italiana, che ha sempre autorevolmente autenticato e accompagnato il cammino dell’associazione.
Noi non ci lasceremo processare sulla stampa, sulla base di ricostruzioni grossolane e strumentali, espressione di una nostalgia di collateralismo superata dalla storia. Il 140° anniversario della nascita dell’Azione Cattolica sarà un’occasione per fare un bilancio serio, onesto e condiviso della scelta religiosa. Nel frattempo, continueremo laicamente a dare un giudizio severo e preoccupato sui “Dico”; continueremo a spenderci concretamente nell’impegno formativo in favore della vita e della famiglia, nelle nostre parrocchie e nel paese; continueremo a studiare e a mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa, i cui orientamenti, secondo l’insegnamento di Benedetto XVI, «devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo» (Deus caritas est, 27). Consapevoli dei nostri limiti e fedeli alla scelta religiosa, non intendiamo più raccogliere questa polemica anacronistica e distruttiva, e ci impegniamo ad accompagnare il tempo della quaresima con il digiuno del silenzio, confermando la nostra piena fedeltà al magistero della Chiesa e in totale comunione con i nostri pastori, che amiamo e dai quali nessuno riuscirà a dividerci.
Luigi Alici presidente Azione cattolica
“Non ci lasceremo processare sulla stampa”, comunicato stampa, 21 febbraio 2007
Siccome tra i lettori di questo giornale contiamo numerosi amici di Azione cattolica è necessario che qui si spenda qualche parola di chiarimento sul comunicato della presidenza di Ac, al quale già altri organi stampa hanno dato un certo rilievo. Tanto per cominciare: mentre risulta evidente – almeno per quanti hanno avuto modo di seguire il dibattito sui giornali in merito ai Dico – che uno degli articoli incriminati dal professor Alici è quello del direttore di questo giornale (articolo pubblicato sul Foglio del 13 febbraio), non è assolutamente chiaro chi sia colui «che non esita ad apostrofare come “rinnegati” dei fratelli nella fede». Ora, siccome sembra che il professor Alici ci attribuisca tali affermazioni, vorremmo che gli amici di Azione cattolica sapessero bene che il direttore di Tempi non ha dato del «rinnegati» a nessuno, tantomeno «a dei fratelli nella fede».
Spiace inoltre rilevare che questo metodo di non fare nomi e cognomi (oltre che riferimenti espliciti a ciò di cui si sta parlando), dia la sgradevole sensazione di trovarsi di fronte a messaggi cifrati che non sembra facciano parte di una cultura, né laica né tantomeno cattolica, del dialogo. Per altro, chi avrà la pazienza di leggere l’ovviamente discutibilissimo e opinabilissimo articolo obliquamente diffidato dal professor Alici, troverà un rapido excursus culturale e storico che fa riferimento non all’Azione cattolica in quanto tale, ma a quegli intellettuali ed esponenti di partito che han preteso incarnare la “scelta religiosa” in politica. Dunque per quanto ci riguarda – e siccome ci riguarda – risulta incomprensibile la nota polemica del professor Alici, quasi si volesse leggere, in opinioni espresse alla luce del sole, il segnale di chissà quali oscure manovre contro l’Ac. Sì, certo: a meno che si voglia identificare Azione cattolica – cosa che tenderemmo proprio a escludere – con quei politici e intellettuali cosiddetti “cattolico-democratici” che hanno sostenuto i Dico di Rosy Bindi e, negli stessi giorni in cui compariva sul Foglio il tanto deprecato articolo del direttore di questo giornale, per bocca del loro forse più illustre esponente, lo storico Giuseppe Alberigo, spiegavano a Repubblica che «la chiesa italiana si è ridotta ad essere un partito politico, Ruini ha sbagliato vocazione, avrebbe voluto fare il segretario di partito invece di fare il presidente della Cei».
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