Protesi, non siate invasivi

Di Tempi
20 Giugno 2002
Le tecniche mini-invasive in campo ortopedico hanno ottenuto negli ultimi anni crescenti consenso ed interesse

Le tecniche mini-invasive in campo ortopedico hanno ottenuto negli ultimi anni crescenti consenso ed interesse. La chirurgia protesica dell’anca non si è sottratta a questa sfida ed anzi bene rappresenta gli obiettivi, i mezzi, le basi tecnico-scientifiche di questa filosofia.

Oggi l’artrosi dell’anca, insieme a diverse altre patologie che colpiscono questa articolazione, trova nella chirurgia sostitutiva (la protesi) una soluzione efficace e duratura. L’anca è l’articolazione per la quale la terapia chirurgica sostitutiva ha acquisito il più solido bagaglio di esperienze: attualmente lo standard raggiunto attraverso le tecniche operatorie tradizionali è così elevato da spingerci a ricercare modalità di intervento e tipi di impianto che possano ottimizzare risultati già molto soddisfacenti.

In quest’ottica da alcuni anni la III Divisione di Ortopedia e Traumatologia, Centro di Chirurgia dell’Anca dell’Istituto Ortopedico G. Pini di Milano, sta sviluppando, sotto la direzione del Primario Prof. Marco d’Imporzano, soluzioni sempre meno traumatiche per un intervento cui sempre maggiori schiere di pazienti sono candidati.

La mini-invasività consta di due concetti: la conservazione del tessuto osseo, che viene meno sacrificato rispetto alle protesi tradizionali con il vantaggio di rendere più agevoli eventuali re-interventi (le cosiddette “revisioni”), di ottimizzare l’ancoraggio dell’impianto e di rispettare la biomeccanica dell’articolazione originaria; le mini-incisioni, finalizzate a ridurre le perdite ematiche e quindi la necessità di trasfusioni, a consentire un più rapido recupero funzionale, a evitare le antiestetiche lunghe cicatrici del passato.

Se l’esecuzione di incisioni così limitate (fino a 5 cm) comportava in principio significativi problemi nel posizionamento delle componenti protesiche, oggi queste difficoltà sono state superate grazie all’ausilio dell’informatica, i cui moderni sistemi di navigazione si sostituiscono efficacemente all’occhio del chirurgo laddove questo abbia una visuale limitata da accessi molto ridotti.

I brillanti risultati di questo lavoro sono stati recentemente presentati dal Prof. d’Imporzano e dai suoi collaboratori, Dr. Pierannunzii e Dr. Mambretti, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale Otodi (Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri d’Italia), tenutasi a Bergamo dal 13 al 15 giugno.

L’impressione che si è ricavata dalla discussione è che la protesica mini-invasiva, sino ad oggi considerata una chirurgia di nicchia, fatta da pochi chirurghi per pochi e ben selezionati pazienti, sia destinata ad un progressivo importante sviluppo.

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