Proteste dal popolo di Cesate (e Cdl). E il gel
La cosa più vergognosa nell’attuale dibattito sul cosidetto “popolo di Seattle” è l’incapacità di comprendere una verità fondamentale. Il popolo di Seattle vuole farsi passare per “antagonista”, anzi, come il massimo dell’antagonismo possibile contro il sistema politico-istituzionale attuale. Falso! Arci-falso. Anzi: il contrario esatto della verità! Se c’ è qualcosa di perfettamente funzionale al regime, qualcosa che, si può dire, ne costituisce il “braccio armato”, questo è il popolo dei “contestatori” anti-globalizzazione. In buona sostanza: è tutta una finta, una pantomima. Per abbindolare gli allocchi. Pensiamoci bene: tutto quello che dice il popolo di Seattle, trova perfetta sintonia e adesione nel popolo dei politici e degli enti pubblici. Quando i “contestatori” chiedono più controlli statali (anzi sovra-statali), meno libertà economica, più tasse, criminalizzazione delle imprese e del libero mercato, i politici e gli apparati statali gongolano e ridono sotto i baffi. È esattamente quello che vogliono e per cui lavorano. I politici e la burocrazia pubblica, che sia di destra o di sinistra, che sia europea o americana vuole proprio questo: ridurre il più possibile la libertà degli individui e massimizzare la longa manus pubblica in tutti i settori. Sia il popolo di Seattle che i politici istituzionali (quelli che si troveranno al G8) vogliono la trasformazione della società in regime, dove la libertà sia ridotta al lumicino, e in cui loro (i politici) sono i veri padroni, cui spetta di dirigere la nostra vita e controllare tutto (compresa la cultura, lo spettacolo, il divertimento…). Sia il popolo di Seattle che i politici istituzionali lavorano per instaurare una casta di individui protetti che non fanno nulla di realmente utile (a parte la retorica) e vivono sulle spalle delle altre persone (che invece lavorano). Soprattutto in questo punto (il parassitismo) si vede la perfetta convergenza di obbiettivi fra politici e popolo di Seattle, Leocavallini, Squatter e quant’altro vogliono un sistema dove loro possono fare tutto quello che vogliono senza lavorare, e facendosi mantenere coi soldi pubblici. Da mane a sera questa gente strepita nelle piazze per avere “spazi di socializzazione autogestiti” (cioè edifici da rubare o da farsi assegnare dagli enti pubblici); per avere “treni gratis”, nonchè vitto e alloggio gratis (cioè pagato dai contribuenti) dovunque si sposti la carovana. Sono contro tutto ciò che è privato (“capitalistico”) e pro tutto ciò che è pubblico. Insomma vogliono una società comunista o comunistoide. Quel tipo di società in cui più di ogni altra, domina la casta dei politici. E i politici gongolano e allargano le fauci! Insomma il popolo di Seattle è antagonista al sistema come lo erano i compagni del ‘68. E si è visto come erano antagonisti al sistema! Hanno mantenuto fino ad oggi un sistema basato sulla più squallida conservazione delle categorie parassitarie ai danni della gente che lavora e che rischia. Se i contestatori antiglobalizzazione fossero veramente “antagonisti” se la prenderebbero con le vere ingiustizie e attentati alla libertà che stiamo vivendo nei nostri regimi occidentali. Ad esempio le tasse da rapina. Oppure le leggi liberticide che riducono l’individuo ad un peduncolo dello Stato (come le assicurazioni obbligatorie anche per chi non lavora, o la registrazione obbligatoria dei passi carrai, o le tasse sull’esistenza – Ici, tassa sui rifiuti, bolli vari). Se i contestatori anti globalizzazione fossero veramente “antagonisti” darebbero battaglia contro l’ammorbante ondata di cultura di regime che ha invaso l’Europa occidentale (scuole statali, televisioni statali, assessorati alla cultura, giornali comunali, spettacolo e divertimento promosso dall’ente pubblico, sfilate gay col patrocinio delle Province e delle Unioni Europee). Se fossero dei veri contestatori avrebbero il coraggio di mettere in discussione la massa incredibile di sovrastrutture e carrozzoni pubblici creati continuamente sulla testa del cittadino (compresa la cosiddetta Unione Europea, che legifera sulla dimensione dei piselli, e sulla commestibilità della pizza). Ma tutto ciò non fanno quelli di Seattle, e non lo faranno mai, perché sono delle marionette, dei burattini, dei figli di papà viziati e deficenti, e “snob” che vogliono solo darsi delle arie… ma senza rischiare troppo. E cosa si rischia, quando si dà ragione al potere politico?
Angelo Mandelli, Cesate (MI)
Manifestare contro il G8 vuol dire impedire agli altri di esprimere democraticamente le loro pur discutibili opinioni? Vuol dire che la violenza color rosso è più democratica e giusta di quella capitalistica? Il terrorismo di sinistra è legittimo mentre l’altro no? Una persona che si ritiene equidistante dagli uni e dagli altri, deve scappare e nascondersi o ha diritto di vivere nei luoghi in cui si tengono certe riunioni? Ma chi gira il mondo per “rompere” ce l’ha un lavoro, possibilmente, onesto? Oppure, visto che sarebbe impossibile lavorare e contemporaneamente girare per spaccare vetrine, auto e teste di poliziotti, ci sono finanziamenti occulti che sotto sotto arrivano proprio dalla controparte che si vuole, uso un eufemismo, contestare?
Alberto Speroni, Milano
Le scrivo non solo in qualità di lettore, non solo in qualità di Consigliere di Zona 3 di Forza Italia, ma anche e soprattutto in qualità di un giovane di 23 anni, che ama la libertà, la Libertà. Ciò che mi ha spinto in politica e che mi fa amare la politica, è questo desiderio. Proprio per questo motivo, ritengo che si debba fare qualcosa, sia a livello intellettuale, sia in senso propositivo, per fermare questa violenza e questo terzomondismo cosidetto “antiglobalista”, che esprime già nella propria definizione una deficienza: la lotta ad un processo (la globalizzazione) irreversibile. Non si può accettare che questi “neo-sessantottini” aggrediscano poliziotti, distruggano vetrine e vengano anche difesi. Chi ama la libertà non può non condannare tali azioni violente e impunite. Chi ama la Libertà non potrà assistere impassibile alle violenze che si scateneranno a Genova. Io non lo farò. Grazie e buon lavoro
Simone Rosti, Milano
Scusa se ogni tanto ti mando messaggi futili. Ma credo che valga la pena segnalarti questa cosa: mentre scrivevo il messaggio precedente, il computer mi ha segnalato come errore la parola “Gesù”. La prima delle alternative suggerite è “Gel”. Credo che come segno dei tempi sia abbastanza significativo.
Alberto Scotti, Milano
È con grande gioia che ricevo ogni settimana la Vostra newsletter, e per questo Vi ringrazio di cuore. Conosco un ragazzo che vive tra Roma e la Puglia, un trinariciuto sfegatato che realizza una newsletter casareccia su temi antiberlusconiani. Per sfida a lui e a me stesso mi sono iscritto alla sua mailing list e devo dire che il Vostro settimanale è l’unico che mi fornisce materiale in risposta alle sue tesi ferine. Persino lui ha dovuto ammettere la validità di alcune vostre tesi.Di questa amicizia con Voi mi permetto di essere orgoglioso.
Davide Stella, Milano
IL DIRETTORE RISPONDE
In considerazione degli argomenti, lasciamo continuare a parlare (come nell’editoriale), René Girard: «La verità è estremamente rara sulla terra. C’è anzi motivo di pensare che vi sia del tutto assente. I fenomeni di frenesia mimetica, in effetti, sono per definizione unanimi. Ogni volta che se ne verifica uno, esso persuade tutti i testimoni senza eccezione, trasformando i membri della comunità in accusatori che nulla può scuotere, perché incapaci di percepire la verità».
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