Prova d’attore

Di Comuzzi Sara
22 Luglio 2004
SCONOSCIUTO IN ITALIA, PEDRO SARUBBI è STATO SCELTO DA MEL GIBSON PER IMPERSONARE BARABBA IN “THE PASSION”. UN FILM, DICE, CHE «MI HA RIDATO IL BENE PIù GRANDE: LA FEDE»

Nemo profeta in patria: è il commento, spontaneo, che ci sentiamo di fare per inquadrare e descrivere l’esperienza professionale di Pedro Sarubbi. Quarantatre anni, sposato, quattro figli, tantissimi animali domestici in una casa nel cuore della Brianza, Sarubbi si è fatto apprezzare nel mondo per la sua interpretazione nei panni di Barabba in “The Passion of the Christ”, il discusso capolavoro di Mel Gibson. Di un cast internazionale di attori, per la verità, Sarubbi aveva già fatto parte in un’altra celebre pellicola, “Il mandolino del Capitano Corelli”, nel quale, al fianco di Nicolas Cage, vestiva i panni di un membro della resistenza greca. «è molto buffo che il mio volto sia più popolare all’estero che non nel mio paese d’origine», commenta con amara ironia l’attore, «si sono accorti di me i cineasti americani prima di quelli italiani». Eppure Sarubbi, che da diversi anni insegna recitazione e comunicazione alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano ed alla Civica Scuola di Cinema di Milano, ha alle spalle una lunga carriera d’attore. Nel 1983 le interpretazioni teatrali con illustri regie – Zeffirelli, Navone, De Castro – su palchi importanti, tra cui la Scala di Milano, gli conferiscono una certa visibilità ma il giovane Sarubbi sente d’essere solo agli esordi, di essere all’inizio di un cammino e di dover ancora tendere alla meta, come ricorda il tema del Meeting. è smanioso d’imparare, di crescere professionalmente, soprattutto vuole approfondire e cimentarsi su altri fronti. Così, oltre alle impegnate interpretazioni in opere classiche – “Turandot”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Il lago dei cigni” –, debutta a “Zelig” e, per tredici anni gira l’Italia facendo cabaret. Nel frattempo, appare sul piccolo e sul grande schermo, dove colleziona diverse esperienze in fiction televisive e film di vario genere.
La sua esperienza cresce e, con essa, anche la notorietà, almeno tra gli addetti ai lavori. Ma la svolta, quella vera, deve ancora arrivare.

Nonostante il suo invidiabile curriculum, lei non compare spesso sui giornali, neppure su quelli più sensibili al cosiddetto gossip. Le sue scelte personali – il fatto di avere una famiglia, per esempio – la rendono forse meno interessante, meno vip?
È vero. Molti attori sono più presenti a feste ed eventi mondani che sul set o sul palcoscenico. Accendi il televisore e vedi uomini e donne di spettacolo che si confondono con i vari Costantino e Alessandra del momento o che contendono il microfono a qualche ex partecipante al “Grande Fratello”. No, quella dell’attore è una professione seria. Come si fa a studiare un testo, a immedesimarsi in un personaggio, se non ci si ricava dei lunghi spazi di silenzio interiore? Non è possibile essere presenti sul piccolo schermo, nei talk show fino a notte fonda o nelle discoteche alla moda e il mattino dopo avere la mente libera per concentrarsi nello studio di una parte. Ripeto, l’attore può fare il ciarlatano, ma non è un ciarlatano.

Senta Sarubbi, il fatto che tutto il mondo dello spettacolo, dal Dopoguerra a oggi, sia sempre stato egemonizzato dalla cultura marxista è una leggenda metropolitana o corrisponde al vero?
Diciamo che se non fai parte dell’ala culturale “progressista” è molto più difficile ottenere lavori importanti in produzioni cinematografiche, teatrali e televisive. Le racconto un fatto. Qualche anno fa sono stato convocato a Torino da due registi alla loro prima e fallimentare esperienza cinematografica (Piero Chiambretti e Luciana Litizzetto). Stavano selezionando gli attori ognuno per il proprio film. Bene, nonostante un ottimo – a mio parere, ovviamente – provino, nessuno dei due mi scelse. Entrai profondamente in crisi: se due registi debuttanti neanche mi considerano, forse meglio cambiar mestiere, pensai. Fortunatamente alla crisi seguì un moto d’orgoglio e d’energia, tipico della mia famiglia e della stirpe lucana cui appartengo, decisi che se qualcuno doveva dirmi di no doveva essere una persona geniale e non una qualunque, non mi avrebbero fatto buttare all’ortiche vent’anni di professionalità! Cominciai a navigare su Internet con un’idea folle per la testa: volevo che a dirmi no, dunque a farmi smettere, fosse un “signor regista”, uno che, per intenderci, avesse vinto almeno un Oscar. Fui fortunato perché, dopo una lunga ricerca, mi rispose John Madden, il regista di “Shakespeare in love”, che di Oscar ne ha addirittura vinti sette. Riuscii a fissare un appuntamento con Madden tramite Shaila Rubin, la sua casting director di fiducia. Al termine del colloquio non solo mi sentii dire che a suo parere ero un ottimo attore, vero e pieno di emozioni reali, ma mi disse anche che aveva una parte per me nel film “Il mandolino del Capitano Corelli” che avrebbe girato quell’estate in Grecia con la Miramax… ero a cavallo!.

Alla fine, dunque, è la determinazione che conta…
Io guardo alla mia esperienza e dico che, sì, è la determinazione, ma è soprattutto la fede. In un ambiente dove nulla è certo, dove la meritocrazia è una mera enunciazione verbale, dove per un applauso si è disposti anche alla trivialità e dove “gli amici degli amici” contano sopra ogni cosa, bisogna guardare a qualcun’Altro. Fin da piccolo, ho imparato a rivolgermi alla Madonna di Porto Salvo, protettrice di un piccolo borgo marinaro calabrese e dei suoi abitanti, e alla Madonna di Pompei, a cui fui affidato da piccolo. Non mi vergogno nel confidare che le prego spesso, a volte anche per chieder loro delle grazie che, mi rendo conto, riguardano banalità professionali.

Che cosa ha provato l’attore Sarubbi vestendo i panni di Barabba?
Io non avrei mai potuto immaginare quello che sarebbe successo calandomi nella parte del “graziato” dal popolo di Gerusalemme. All’inizio avevo pensato solo alla carriera e alle conseguenze, anche materiali (soldi, successo, visibilità Oltreoceano e altre amenità allora fondamentali nella fragilità del mio vivere) che mi avrebbe portato quel ruolo. Di fatto, sul set, ho ritrovato la consapevolezza della fede. Non mi dilungo sui tanti “segni” che ho ricevuto personalmente e sugli episodi straordinari accaduti a diverse altre persone del cast, attori e maestranze. Confermo solo che “The Passion” ha segnato la svolta nella mia vita di persona prima che di attore. Mi ha contagiato più la fede che la professionalità di Mel.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.