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Psicopolizia inglese in tilt, ora indaga anche gli “odiatori” di 9 anni

Di Caterina Giojelli
27 Novembre 2024
Alle forze dell’ordine basta una parola o uno sguardo di troppo per registrare un “non-crime hate incident” (13.200 casi in un anno “grazie” anche a 60 mila ore di pattuglia sui social). La rivolta di giornali e think thank: «Perdono tempo e paralizzano la libertà di parola»
(foto Ansa)

C'è anche un bambino di nove anni tra gli indagati dalla polizia inglese per "incidenti d’odio". Davvero: ha chiamato “ritardato” un compagno di scuola elementare. Idem due studentesse della scuola secondaria: hanno decretato che un loro compagno “puzza di pesce”. Da maleducati a malandrini il passo è breve e infatti ci sono anche loro: bambini e ragazzini tra le migliaia di persone registrate come autori di non-crime hate incidents (Nchi). Ovvero, come da definizione del College of Policing «qualsiasi incidente non criminale che viene percepito dalla vittima o da qualsiasi altra persona come motivato da ostilità o pregiudizio».
C'è chi grida all'escalation, chi agli ossessionati dal woke, in ogni caso la confusione sembra regnare sovrana tra le forze di polizia - già impegnate a fare cose come arrestare chi prega in silenzio e andare a caccia di razzisti sui social -. Stando alle attuali linee guida del governo un Nchi dovrebbe essere registrato in caso di incidenti «chiaramente motiv...

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