Qualcuno spieghi a Parigi che l’Italia non è il Madagascar

Di Tempi
07 Marzo 2002
Quando Umberto Bossi dice di temere il superstato europeo ad asse socialdemocratico franco-tedesco, ha buone ragioni da vendere. Un esempio?

Quando Umberto Bossi dice di temere il superstato europeo ad asse socialdemocratico franco-tedesco, ha buone ragioni da vendere. Un esempio? Negli ultimi mesi, il governo Jospin sembra affetto da una singolare sindrome di schizofrenia politica. Come spiegare altrimenti che il milieu socialista della patria delle libertà e della democrazia disprezzi gli esiti del voto popolare in Italia, ma si affretti a coprire di affettuosi complimenti il dittatore Fidel Castro, faccia il tifo per la costruzione di una moschea di estremisti a ridosso della Basilica di Nazareth (ora finalmente bloccata in via definitiva dalla Commissione governativa israeliana) e, fino al dicembre scorso, è stato l’unico paese in Europa ad opporsi alle sanzioni Ue contro il presidente dello Zimbabwe Mugabe, che da qualche mese si esercita nel girotondo di arrestare e rilasciare, riarrestare per di nuovo poi rilasciare, l’unico candidato dell’opposizione a quelle che considera le sue personali elezioni di sabato e domenica prossima? E poi, domenica 3 marzo, all’Angelus, Giovanni Paolo II ha invocato pace sul Madagascar. Sapete perché? Perché in Madagascar le elezioni presidenziali sono state vinte da un candidato diverso da quello sponsorizzato dal governo di Parigi. Perché il filo-francese (e filo-nord-coreano) presidente uscente Didier Ratsiraka non vuole riconoscere la vittoria schiacciante del suo concorrente Marc Ravalomanana (proclamato ufficialmente presidente il 22 frebbario scorso – con il 52,15% dei suffragi contro il 36,67% di Ratsiraka – dall’Alta Corte e dai garanti delle associazioni giuridiche malgasce). E così ora il Madagascar rischia di sprofondare in una sanguinosa guerra intestina. Tant’è che perfino i vescovi di quella lontana isola stanno insorgendo contro il governo Jospin, accusandolo senza mezzi termini, di difendere un satrapo africano per bassi interessi coloniali. Ma come è possibile, direte voi, che l’illuminato governo socialista, il mitico Le Monde Diplomatique e tutte le belle confraternite di intellettuali antiglobalisti parigini si trovino a proteggere l’ancien regime di un capo africano corrotto, costretto dalle pressioni internazionali a indire libere elezioni, ma che, piuttosto di riconoscerne gli esiti popolari, promette guerra civile? La chiesa cattolica del Madagascar risponde così, in un ’intervista rilasciata all’agenzia vaticana “Fides” da monsignor Félix Ramananarivo, vescovo di Antsirabé.

«La Chiesa appoggia la volontà popolare. La maggior parte degli elettori ha votato per Marc Ravalomanana che ha promesso di far decollare l’economia del paese. Per questo, la Francia, che appoggia Didier Ratsiraka, tende a sminuire il ruolo della Chiesa. Cito un episodio. A metà febbraio, Radio France International (Rfi) ha annunciato che il papa ha accettato le dimissioni da arcivescovo della capitale Antananarivo di sua eminenza il cardinale Armand Gaétan Razafindratandra. Egli ha raggiunto i 75 anni e, come da codice canonico, ha rassegnato le dimissioni, ma il papa ha prolungato il suo mandato. Con questa falsa notizia Rfi ha cercato di minare la sua autorità morale. Il cardinale ha sempre auspicato che la volontà popolare prevalga: si capisce facilmente il motivo di tutto ciò. Parigi ha sempre condotto una politica neocoloniale nei nostri confronti e Ratsiraka garantisce i suoi interessi. Per esempio, ancora oggi quasi tutte le esportazioni passano per la Francia. I membri dell’Unione Europa (ma non la Francia), Stati Uniti e Giappone hanno finanziato la verifica del voto. I malgasci si aspettano che la comunità internazionale rispetti la volontà popolare. La gente si sta svegliando. Per decenni è stata tranquilla ma ora vuole che il governo renda conto dell’operato svolto. Siamo uno dei paesi più poveri del mondo, ma il Madagascar ha un potenziale economico non ancora sfruttato. Abbiamo un clima che permette di coltivare frutta e vegetali sia dei tropici che delle zone temperate. Abbiamo risorse minerarie quali oro e zaffiri. Il problema è che il governo ha pensato solo a prendersi le ricchezze del paese. La gente ora vuole sviluppo. E Ravalomanana ha promesso di imprimere una svolta all’economia. Come imprenditore ha già dimostrato di essere una persona capace. Nella mia diocesi, per esempio, ha fondato industrie casearie che hanno assorbito un gran numero di lavoratori…”. Avete capito quanto valgono e a cosa servono le dichiarazioni antifasciste di un ministro della cultura francese e gli editoriali di Le Monde sui pericoli di dittatura in Italia? TEMPI

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