Quale giustizia per Marco e Stefano
Massimo Polledri, ex parlamentare e neuropsichiatra infantile, ci ha inviato questa lettera che di seguito pubblichiamo.
Gentile direttore, anche Stefano qualche giorno fa, in un piccolo comune emiliano, ci ha lasciati, come Marco qualche settimana prima.
La notizia di Stefano però non ha valicato i confini della provincia; il dolore è rimasto quasi privato, senza clamore. Eppure trattasi di due suicidi. La cosa merita un’attenta riflessione scevra da elementi propri degli Scalfarotto di turno, sempre pronti alla stessa, efficacissima operazione mediatica: l’individuazione di una causa esterna, magari di un colpevole potenziale del suicidio di un adolescente.
Addirittura può capitare ai terapeuti, agli specialisti, di non capire bene, di non comprendere appieno, ma non ai giornalisti o ai politici. Loro no, hanno già tutto chiaro in mente, solo certezze: Marco è vittima di bullismo, deriso perché omosessuale. E Stefano? Intanto parte la campagna di comunicazione, aggressiva, tambureggiante, attraverso cui magari riuscire ad approvare una legge che magicamente dovrebbe placare il dolore dei parenti delle vittime. Giustizia è fatta e verità pure.
Tranne poi scoprire che le cose non stanno esattamente così, che sarebbe invece opportuno analizzare meglio il caso specifico prima di iniziare battaglie contro nemici invisibili o forse inesistenti.
Prima ancora di sottolineare gli stress esistenziali che generalmente precedono il suicidio (insuccessi, handicap fisici, eventi di perdita, morte, separazione), a qualcuno è forse venuta in mente l’eventualità che Marco, Stefano e gli altri abbiano sofferto di disturbi psicopatologici come i disturbi della personalità, la depressione o l’uso di sostanze psicoattive?
Il depresso “si sente giù”, triste, costantemente preoccupato, confuso, irritabile, sviluppa in genere fobie e spesso anche veri e propri problemi fisici.
Dal mio osservatorio privilegiato di neuropsichiatra infantile mi sembra di vedere molto di quanto su descritto in Marco e Stefano. La depressione è infatti malattia non solo degli adulti, ma può manifestarsi anche negli adolescenti o addirittura nei bambini. Sembrano discorsi clinici, in realtà dovrebbero interessare le istituzioni e la scuola visto che la percentuale di suicidio è triplicata negli ultimi 30 anni attestandosi come seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 19 anni.
Questa è la verità dei tanti Marco e Stefano. Marco vale molto di più di uno spot per la legge sull’omofobia. Del resto come si può pensare che nel maremoto della crescita di un adolescente l’identità sessuale sia già definita? A meno che non si voglia per forza affermare l’omosessualità come un dato naturale, come una delle opzioni possibili previste in natura: incardinando le disposizioni contro l’omofobia nella Legge Mancino-Reale, parificando l’omofobia al razzismo, si pone l’omosessualità sullo stesso piano di un dato naturale.
Ergo, la legge sull’omofobia andrà a colpire la pretesa di affermare che l’omosessualità non è nella natura dell’uomo. Così ogni problematica e sofferenza dell’omosessuale è attribuita o ad un’omofobia sociale o ad un’omofobia interiorizzata. In questa ottica, un rapporto scadente tra padre e figlio dipende dall’atteggiamento omofobico del padre che si sente minacciato dall’effeminatezza del figlio; oppure l’isolamento del ragazzo dai suoi coetanei è da ascrivere ad una omofobia interiorizzata, cosi come l’alienazione dell’omosessuale adulto dalla famiglia e dalla società. In pratica è tutta colpa della società omofoba.
Finché la faziosità e gli interessi di parte muoveranno simili battaglie le vite di Marco, Stefano e altri andranno perse invano. Per organizzare una risposta concreta, coinvolgendo scuole, istituzioni, servizi sanitari e sociali, non serve sventolare bandiere, basta avere le foto dei nostri figli davanti agli occhi.
Massimo Polledri
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10 commenti
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Remo non dire stupidaggini: la natura umana non può essere indagata solo dalla psichiatria, dipende comunque da una visione antropologica, quindi multidisciplinare e in ultima analisi filosofica. E anche all’interno del mondo gay si continua a discutere, ti dicono niente le teorie queer? Il dibattito sul rapporto tra natura e cultura e’ in realtà molto più aperto di quanto alcuni vogliano farci credere: d’altra parte se il numero di suicidi di adolescenti e’ triplicato di pari passo con la secolarizzazione della società significa che non è tutta colpa del mondo intero.
Il concetto è che una persona è parimenti libera di vivere naturalmente che contronatura, in sessualità, come altrove.
la società ha sempre sentito il bisogno di difendersi da comportamenti, tendenze, che avvertiva come minacciose per la propria sicurezza o armonia. lasciando che queste avessero corso nel chiuso delle camere. e lasciando stare i bambini, caro corvaccione del malaugurio. lo vuoi capire?
Comunque, la cornacchia ha ammesso finalmente che è contronatura.
Ho ammesso solamente che la circostanza, anche se dimostrata, sarebbe ininfluente. Anzi, sarebbe motivo di sostegno per chi la vive. Punto.
è Beppe che ha confessato l’omofobia sociale, che non credo proprio che possa giovare a chi medita propositi di suicidio.
Il fatto che “la società ha sempre sentito il bisogno di difendersi da comportamenti, tendenze, che avvertiva come minacciose per la propria sicurezza o armonia” non significa che ciò sia giusto, anzi è un motivo d’intervento per rimuovere odiose discriminazioni, come quella, appunto, che discrimina le persone in relazione alle loro legittime espressioni affettive.
Polledri è meglio che se ne faccia una ragione perché l’omosessualità è gia considerara “dato naturale” dalle organizzazioni di sanità e psichiatria, se non gli va questo fatto forse farebbe meglio a cercare lavoro, uno più consono con la sua visione del mondo, tipo farsi prete.
E no caro, non tutti in quelle organizzazioni sono d’accordo.
Alla natura non si può far dire quel che si vuole, parla da sola, ma non tutti l’ascoltano.
Vedrai che prima o poi ci penserà lei a mettere tutto apposto!!!!
Quali associazioni? Il Narth’? L’associazione psicologi cristiani?
Fossero anche solo quelle, sarebbero già “non tutti”, ma comunque Antony ha detto “non tutti in quelle associazioni”, quelle da te citate.