Quando Franco Marini gli disse: «La bugia non è più peccato, sei salvo»

Di Tempi
04 Ottobre 2007

Giuseppe Fioroni è il triste epigono dell’andreottismo. Del “maestro di vita” ha fatto propria la massima più conosciuta: «Il potere logora chi non ce l’ha». Il potere gli piace almeno fin da quando, nel 1989, si sedette sulla poltrona di sindaco della nativa Viterbo (31 anni e il titolo di più giovane primo cittadino di capoluogo di provincia). Poi Viterbo gli è stata avara di soddisfazioni. Se si esclude la parentesi del 1996, quando Fioroni conquistò lo scranno da deputato con lo 0,1 per cento di scarto, il ministro non ha più vinto nella sua città. Forse perché è proprio lì che si è guadagnato il soprannome di “er Bugia”, nomignolo con cui è conosciuto ancora oggi nella Margherita. A via del Nazareno raccontano che una volta Franco Marini lo chiamò a sé e gli disse: «Giuseppe, ho parlato con il mio vescovo, la bugia non è più peccato, sei salvo». Il giovane andreottiano, scout per vocazione e medico per professione (ancora oggi dispensa qualche consiglio a colleghi acciaccati), si è presto guadagnato un posto al sole. Nel 1999 si siede sulla poltrona di segretario organizzativo del Partito Popolare. La chiave del suo successo è la gestione delle tessere. A chi glielo fa notare risponde beffardo: «Io e Marini abbiamo parecchi amici». Le leggende narrano che un quarto della forza degli ex Dc gli appartenga. Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo, Molise, Lazio, Liguria e Lombardia, guai a sfidarne l’esercito. Lo sa bene Rosy Bindi, che dopo le politiche del 2006 avrebbe con piacere messo piede al ministero dell’Istruzione. Niente da fare, il posto era del Bugia. A Rosy non restò che la denuncia: «Lo danno a lui perché ha più tessere». Sorte analoga è toccata a Francesco Rutelli che, all’ultimo congresso locale del Lazio, è stato costretto a scendere a patti con lui per non essere spazzato via dalla “sua” Roma e dalla Margherita. Nella corsa per la leadership del Pd è stato costretto a lasciare il passo a Dario Franceschini, ma lui non sembra preoccupato anche perché sa che Walter Veltroni difficilmente potrà fare a meno delle sue “tessere”. Il 14 ottobre, giorno delle primarie, sarà il suo compleanno e chi lo conosce giura che abbia già scelto il regalo per festeggiare i 49 anni: punire i “traditori” Bindi e Letta e occupare una nuova poltrona nel Pd.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.