Quando il bipartisan fa bene

Di Passa Claudia
31 Luglio 2003
Che ci fanno assieme Lupi, Letta, Alfano, Bersani, Blasi, Casero, Realacci e Sestini? Promuovono la sussidiarietà per una politica che sia dalla parte del popolo

Di questi tempi, la scommessa non è di poco conto. Varcata la soglia di Montecitorio, deposta l’“ascia di guerra” sotto gli scranni parlamentari infuocati – e non solo per ragioni climatiche -, dar vita ad un gruppo bipartisan, sedersi attorno a un tavolo e parlare di sussidiarietà. Si chiama proprio “Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà” la creatura venuta alla luce per iniziativa del giovane deputato di Forza Italia Maurizio Lupi. Un gruppo di lavoro intercamere, senza confini ideologici e senza steccati di partito che, con l’aiuto di istituti di ricerca, professionisti ed enti specializzati approfondisca una ad una, con approccio pragmatico e concreto, le mille facce della sussidiarietà. L’inusuale proposta è pervenuta a mezzo lettera agli inquilini di Palazzo Madama e Montecitorio. «Un comitato» per «la promozione e l’approfondimento del dialogo fra le diverse parti politiche sul tema della sussidiarietà, coinvolgendo in tale confronto attori istituzionali e corpi intermedi della società civile»: questo l’incipit della missiva inviata a firma degli otto promotori, che la settimana scorsa hanno illustrato il progetto nell’affollata sala stampa della Camera dei Deputati: Maurizio Lupi (Fi), Enrico Letta (Margherita), Angelino Alfano (Fi), Gianfranco Blasi (Fi), Pierluigi Bersani (Ds), Luigi Casero (Fi), Ermete Realacci (Margherita) Grazia Sestini (Fi). 180, ad oggi, le adesioni pervenute; ma gli otto “avanguardisti” sono certi che il numero è destinato a crescere.

Ipocrisia? Neanche l’ombra
«Partiremo proprio dai diversi orientamenti di ognuno – spiega Lupi -, per approfondire le problematiche cruciali connesse al titolo V della Costituzione, in un discorso che dovrà coinvolgere la sussidiarietà verticale fra le istituzioni e quella orizzontale fra i cittadini e gli attori sociali». Sussidiarietà, «una parola facile da definire in astratto ma difficile da mettere in pratica» secondo Bersani, una «esigenza della società» per Casero, una «realtà mortificata rispetto all’enfasi che la Costituzione le attribuisce» per Alfano, uno «strumento di equilibrio per l’architettura del Paese» secondo Blasi. A fugare ogni possibile dubbio sull’aplomb bipartisan del neonato consesso ha pensato Ermete Realacci, con un’inattesa citazione di Nietzsche: «Nella superficie si nasconde la profondità». Una massima per spiegare l’interesse che l’iniziativa ha suscitato fra gli onorevoli colleghi di ogni partito (con l’eccezione di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che al momento della presentazione non contavano alcun rappresentante nel “gruppo della conciliazione”). Insomma, una volta tanto tutti d’amore e d’accordo pur nella diversità dei punti di vista. Ipocrisia? «Neanche l’ombra», assicura un Enrico Letta di ottimo umore, che non rinuncia a qualche punta di polemica ironia, ma assicura che il lavoro del gruppo dovrà incidere sulla legislazione futura in materia di sussidiarietà.

Fuori dalle logiche di partito
Ad assicurare al neonato organismo una patente di istituzionalità è stato il Presidente della Camera Pierferdinando Casini, che ha partecipato al primo incontro. E adesso? «L’appuntamento è per settembre – spiega Lupi. Ci saranno degli incontri mensili estremamente concreti e finalizzati a raggiungere dei risultati». Sulla “paternità” politica degli incontri, come la mettiamo? «I moderatori saranno studiosi ed esperti estranei al consesso politico – assicura il deputato azzurro – per fugare la perenne tentazione della logica di partito».

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