Quando il cielo è trascinato sulla terra succede quel che è impossibile all’uomo
èstato il pellegrinaggio di un popolo. I centomila della Fraternità di Comunione e Liberazione che sabato 24 marzo hanno gremito piazza san Pietro ne avranno ben donde per sentirsi rilanciati dal Papa nella loro laica e cristiana avventura nel mondo. Ha detto Benedetto XVI: «Il mio primo pensiero va al vostro fondatore, monsignor Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi e che mi era diventato un vero amico». Ha definito il movimento «coessenziale» alla Chiesa: «Nella Chiesa non c’è contrasto o contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i movimenti sono un’espressione significativa, perché entrambe sono coessenziali alla costituzione divina del Popolo di Dio». Questo è quanto passerà alla storia. Ma chi c’era (o chi ha visto la diretta su Rete4) sarà rimasto impressionato dalla compostezza di quella piazza. Impressionato dalla maestosità del silenzio, del canto e delle lodi del mattino espressi all’unisono da quei centomila. Sembrava di essere in un chiostro benedettino o nel coro di qualche cattedrale. E invece si era a cielo aperto, e pioveva che Dio la mandava. Forte si è percepita l’unità col successore di Pietro, senza il quale, ha detto nel suo saluto don Julián Carrón, «il cristianesimo decadrebbe in una delle tante varianti ideologiche che dominano il mondo». «La nostra invincibile compagnia» la definì una volta don Giussani. Non ha mai avuto torto. Tanto per dirne una, egli disse proprio così, nel 1964, mentre si trovava a Varigotti per gli esercizi spirituali con un gruppo di giovani: «Ogni volta che ci troviamo dobbiamo far vedere la bellezza. Solo così un giorno potremo riempire piazza san Pietro». La sua vita e il movimento di vita che Dio ha suscitato in lui cambiano la faccia del mondo. è ciò che la Chiesa chiama la “comunione dei santi”.
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