Quando il “ridicolo Rutelli” (detto da Agnelli) non fa notizia
Quando uno si prepara all’esame di giornalismo, gli spiegano che cos’è una notizia, glielo spiegano, evidentemente, perché poi lo dimentichi. Gli dicono che se un cane morde un uomo non è una notizia, se un uomo morde un cane, sì. Se però il cane che morde un uomo è quello della regina, la morsicata va in pagina. Insomma, un avvenimento normale diventa notizia se ne è protagonista una persona famosa. Se vostro figlio dice che la Juve difficilmente vincerà lo scudetto, forse sbaglia, e la Gazzetta dello Sport non gli dedicherà neanche un trafiletto. Se l’avvocato Agnelli dice che la Juve difficilmente vincerà lo scudetto, saranno titoli su tutte le pagine sportive, e forse sbaglia come vostro figlio. Se il vostro portinaio dice che Francesco Rutelli lo fa ridere, dice forse il vero, ma non verrà ripreso dal tg della sera. Se l’avvocato Agnelli dice che Rutelli lo fa ridere, anzi: «Con Amato la sconfitta dell’Ulivo poteva essere dignitosa, con Rutelli si tinge di ridicolo», in Italia ormai gli si riconosce la stessa autorevolezza del vostro portinaio. Dunque, il presidente onorario della più grande azienda italiana, quella Fabbrica italiana automobili di Torino il cui bene a lungo è coinciso col bene del paese, il patriarca della dinastia più importante del capitalismo italiano, il senatore a vita Gianni Agnelli trova ridicolo il candidato premier della maggioranza che sta governando il paese (quella stessa maggioranza che gli ha regalato le rottamazioni e nei confronti della quale si pensa che un gran signore come l’Avvocato serbi un po’ di riconoscenza). Bene questa è una notizia, ma la maggior parte degli italiani non l’ha conosciuta. È stata pubblicata dal settimanale Panorama, che giovedì 19 aprile l’ha inviata in anteprima alle agenzie perché la riprendessero, e lì si è fermata. Le agenzie, hanno fatto una verifica presso l’ufficio stampa della Fiat e questi non ha smentito, ma ha chiesto di soprassedere, e la notizia non è stata messa in rete. Ma è circolata lo stesso, tutti i principali quotidiani la conoscevano (quel giorno l’autore dell’intervista, Augusto Minzolini, girava visibilmente preoccupato per Montecitorio). L’hanno infine pubblicata, venerdì 20 aprile: Il Velino, agenzia di stampa diretta da Lino Jannuzzi, Il Foglio (come prima notizia), Libero (in prima pagina a sei colonne), il Giornale (a pagina sette) e il Messaggero (in una “breve” nelle pagine interne). Inutile cercarla sul Corriere della Sera, sulla Stampa, su Repubblica, inutile anche risentirsi le registrazioni dei tg di quel giorno. Quindi, escludendo sovrapposizioni di lettori, sono mezzo milione circa gli italiani che hanno potuto leggerla su un quotidiano. Indipendenza della stampa libera nei confronti dei potenti o all’elenco di cose che già invidiamo all’Avvocato Agnelli dobbiamo aggiungere l’ufficio stampa?
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