Quando la realtà fa scuola
In una scuola ch’è ridotta troppo spesso a educazione al traffico, alla socialità, alla sessualità, alla legalità, alla salute, una scuola delle “attività relazionali”, degli adempimenti burocratici, dei Prof. e dei Pof, è ancora possibile imbattersi in un gruppo di studenti dai 15 ai 18 anni che «in classe ti accorgi di quello che t’interessa e ti preme, mentre restando da solo non avresti l’opportunità di capirlo», e che «l’ambito scolastico è quello dove ti nascono le domande, dalle provocazioni delle ore di lezione». Succede al Don Gnocchi di Carate Brianza, Liceo “legalmente riconosciuto” dove, dal 15 maggio al 7 giugno prossimo, è in calendario la manifestazione culturale «La nuova forma della scuola». Un ciclo d’incontri organizzati dai ragazzi che spaziano dalla costruzione in laboratorio del fenomeno dell’arcobaleno (in collaborazione con la facoltà di Fisica dell’Università di Como), all’approfondimento della “riforma Moratti” (con Giovanni Confalonieri, capogruppo in Regione Lombardia di Rc, e Gianni Mereghetti, membro della Commissione ministeriale per la Riforma scolastica); da “Il comunismo: ideologia e realtà” (dibattito con Massimo Caprara, già segretario del Pci di Togliatti, e Fausto Bertinotti, segretario di Rc), a “Islam e Occidente: una convivenza possibile?” (con Andrea Tornielli, giornalista de Il Giornale, e Camille Eid, giornalista di Avvenire); da “Il partito degli intellettuali” (incontro con Pierluigi Battista, editorialista de La Stampa) a “Gli dei greci” (con Giuseppe Zanetto, ordinario di Letteratura greca all’Università degli Studi di Milano), fino a “Le ragioni per cui un giovane accede agli stupefacenti e le ragioni per uscirne” (dove è stato invitato don Gelmini). Sono temi «emersi dal lavoro in classe o suggeriti dall’attualità» sui quali hanno lavorato, fin da dopo le vacanze di Natale, 11 gruppi di studio. Nulla di “calato dall’alto” dell’istituzione, ma interessi reali che 250 dei 500 iscritti del Liceo hanno scelto liberamente di approfondire, accompagnati da quella parte d’insegnanti disposti a coinvolgersi con loro durante le ore di “erosione” messe a disposizione dalla legge dell’autonomia, ma anche in momenti d’approfondimento pomeridiano. Quelli del Don Gnocchi lo chiamano percorso Woad, «che in inglese significa “guado”, ma significa anche “wide open all days”, spalancati tutti i giorni dell’anno, protagonisti dell’avventura dell’imparare». «È una nuova forma di gestione dell’attività scolastica», precisa il preside dell’Istituto Franco Viganò, «che scommette sulla libertà dei ragazzi, sul loro coinvolgimento personale».
L’effetto? Un risultato che vale una vera e propria “rivoluzione culturale”.
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