Quando la tavola diventa un campo di battaglia (ideologica)

Di Massobrio Paolo
20 Dicembre 2001
«Rinserriamo le fila compagni», deve aver detto D’Alema ai litigiosi protagonisti del comparto enogastronomico della gauche au cavier, figliocci gaudenti con l’ossessione dell’egemonia.

«Rinserriamo le fila compagni», deve aver detto D’Alema ai litigiosi protagonisti del comparto enogastronomico della gauche au cavier, figliocci gaudenti con l’ossessione dell’egemonia. Qualche anno fa ce l’avevano con Vissani, i compagni del Gambero Rosso, forse perché costava per le tasche degli ex pupilli del Manifesto o perché il gigante della cucina non era solito andare per il sottile (cosa che con cucina e palato c’entrano niente). Sta di fatto che al Vinitaly di quest’anno D’Alema ha invitato alla pax e l’appello pare sia stato raccolto persino da Veronelli, che ha reinserito Vissani nella sua guida dei ristoranti 2002. Per i gamberini, a Porta a Porta, c’è stato addirittura uno stracciarsi le vesti: è veramente bravo. Mi scusi caro Bonilli, ma dov’era quando Raspelli lo scriveva dieci anni fa? Com’è che la cucina diventa d’un tratto straordinaria, con tanto di festeggiamento dei cinquant’anni del cuoco di D’Alema, a Roma, chez Gambero Rosso? Bisognerebbe chiederlo a Roberto D’Agostino, che su Dagospia.com, si è chiesto chi paga i conti quando Vissani e Bonilli pasteggiano al Bolognese. La cosa più simpatica dei gamberini è l’ultimo numero del loro mensile, dove Bonilli tira una stoccata al centro e una pugnalata a sinistra. La prima è per i “gruppuscoli” di cielle che si stanno organizzando attorno al tema della loro sognata egemonia; la seconda è per i fratelli (coltelli) di slow food che sarebbero “antipatizzanti”, egemoni ed ex Pci. C’è anche una paternale al simpatico Bartolo Mascarello, per un’etichetta di vino che fece rumore otto mesi fa con la scritta «No Barrique, no Berlusconi». Il guru dice che non bisogna mischiare la politica col vino, ma intanto difende la barrique, mica Berlusconi. Alla fine di tutto, lanciano pure gli «Stati Generali della gastronomia», invitando il ministero del Turismo (che non c’è più) e quello delle Politiche Agricole (che ne ha fatto appena uno a Parma con Slow Food e Papillon). Curioso è poi leggere sulla Guida dei ristoranti la recensione di un locale che ha ricevuto ottime valutazioni da Veronelli, Raspelli (15/20), Allan Bay del Corsera. Si tratta dell’Osteria della Buona Condotta di Ornago (Milano), che entra nella guida gamberina, ma con un voto appena sufficiente: 67/100. Leggendo il testo, con argomenti che coi piatti c’entrano poco, non si capisce il motivo di tanta severità. Qualcosa non è andato giù all’ispettore del Corano dei golosi. Non sarà quella foto di fianco alla cassa? C’è il Papa che stringe la mano ad un noto prete della Brianza. Ahh i gruppuscoli!

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