QUANDO NELLE UNIVERSITà AMERICANE SI CERCAVA IL FIGLIO PERFETTO

Di Tempi
24 Febbraio 2005
Correva l’anno 1999

Correva l’anno 1999, in Italia e nel mondo si discuteva di come regolamentare la fecondazione artificiale ma le frontiere del desiderio umano di assomigliare a Dio erano già state superate e genitori sterili dettavano i tratti del Dna che avrebbe dovuto avere il loro neonato dei sogni. Sbirciando nei fogli di notizie che cinque anni fa circolavano per le Università di Yale, Harvard, Princeton, Stanford, nelle Università di Pennsylvania e del Massachusetts Institute of Technology (le cosiddette Ivy League, l’élite dove si formano le migliori menti Usa), è facile recuperare il testo, glaciale e faustiano, di quell’appello-invito alla selezione delle nascite. «Cinquantamila dollari – recitava l’annuncio – offronsi nella speranza di avere un figlio genio. Cercasi donatrice intelligente ed atletica, alta statura (almeno un 1 e 80), una serie di buoni voti e nessun problema medico alle spalle per la ragazza e per la sua famiglia di origine». Le follie del non ritorno, al di là del bene e del male, c’erano tutte: intelligenza geniale, nessun problema di salute, fisico atletico, bellezza, fascino.
La vicenda dell’ovulo di Dio si ricostruisce, rabbrividendo, attraverso le parole rilasciate, all’epoca dell’annuncio shock, dall’avvocato newyorkese della coppia (che preferì restare anonima), Darlene Pinkerton: «Le ragazze hanno risposto in tante – spiegava ai cronisti – finora quasi 50 studentesse si sono dette interessate a donare gli ovuli». E qui spuntava fuori un altro particolare: tra le studentesse selezionate non c’erano donne di colore. Anche se l’annuncio non faceva menzione di razza, l’avvocato Pinkerton, su indicazione dei suoi clienti, precisava in un comunicato stampa: «I neogenitori sono alla ricerca di una donatrice bianca. Sono alti e intelligenti: vogliono che la loro creatura non sia da meno». Oggi, a quasi sei anni di distanza da quell’annuncio, a restare anonimo, oltre alla coppia, è il destino di quell’ovulo. Nessuno ne sa niente: se una ragazza di genio l’ha donato, se la gravidanza è andata a buon fine, se il figlio di razza perfetta è venuto al mondo, se davvero è nato senza difetti, come era stato programmato.

Massimiliano Lenzi

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.