Quant’è dannoso il mercato per chi ha già una banca

Di Reibman Yasha
12 Aprile 2007

In Italia se possiedo una cosa non ho il diritto di venderla a chi voglio. Ci ha provato Marco Tronchetti Provera, quando ha avviato le trattative per la cessione di Telecom Italia a Murdoch prima e a Telefonica poi. È intervenuto il governo facendo capire agli acquirenti che l’operazione non sarebbe stata gradita. Gli “stranieri”, l’australiano di Sky e gli spagnoli, hanno capito l’antifona e si sono tirati indietro. Pochi sarebbero così avventati da investire nel nostro paese trovandosi contro l’invadente mano pubblica. Lo stesso sembra stia avvenendo col nuovo tentativo tronchettiano di cedere il controllo di Olimpia (e quindi di Telecom) ad americani e messicani di AT&T e America Movil.
Esponenti di area governativa, sigaro in bocca e cappello sulle 23, smozzicano un “non lo farei, ci dispiacerebbe assai”. Gli americani sono tipi tosti e magari non se la faranno sotto. Le preoccupazioni di larghi settori della maggioranza sarebbero legate alla volontà di far partecipare all’affare le banche amiche (ricordate quel «abbiamo una banca»?), un bisogno così imprescindibile da far superare a Fassino ogni pruderia sul conflitto di interessi: il segretario dei Ds ha persino ipotizzato (auspicato) l’intervento dell’odiata Mediaset. Una tipica proposta di sapore consociativo. Silvio Berlusconi, capo di una opposizione che vuol dirsi liberale, insieme ai radicali della maggioranza, hanno per ora detto invece le sole parole sensate che si possano pronunciare sulla vendita di Telecom ad aziende non italiane: «È il mercato».

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