Quanto sono reazionari i rivoluzionari
Le recenti rivendicazioni del Fronte rivoluzionario per il comunismo colpiscono per una sorta di forbice in cui si trovano a convivere elementi apparentemente contrapposti. Da una parte balza immediatamente all’occhio la rozzezza di un linguaggio che scade fino all’insulto gratuito e di un’analisi da mercato rionale (che cosa centri, per esempio, Giancarlo Cesana, leader di Cl, con la riforma sanitaria lombarda non è dato di capire); dall’altra i sedicenti rivoluzionari paradossalmente svelano con una chiarezza estrema quale sia lo snodo oggi per la società italiana. Proviamo ad elencare persone e realtà assurte a ruolo di nemici in questi ultimi anni: Biagi, la riforma del lavoro, la sanità regionale lombarda, la Cisl, la Compagnia delle opere. Un tempo, il nemico era il capitalista egoista e cattivo, oppure il sistema del capitalismo mondiale e i suoi lacchè, oggi sono tutti i soggetti che a vario titolo premono per una stagione di riforme ad alto contenuto sociale. Questi sono i veri nemici dei rivoluzionari nostrani. Essi per loro sono pericolosi perché possono mostrare vie di approccio positivo alla dialettica sociale, possono indicare strade per la composizione dei conflitti a livelli più alti. Possono in altre parole far muovere la società. Essa invece deve rimanere ferma, le contraddizioni sociali devono incattivirsi e incistarsi. Solo così potranno fare da detonatore per la scintilla rivoluzionaria. In questo quadro, nemica è la Cisl che da tempo ha scelto la via del confronto costruttivo, nemica è quella straordinaria e coraggiosa fucina di intellettuali e operatori che ha preparato la riforma del lavoro, nemica è quella fucina di sperimentazione di riforme che è la Lombardia con la sua riforma sanitaria, il suo buono scuola, il buono anziani, la riforma della formazione professionale. Nemica è la Compagnia delle opere che a tutti questi processi offre contributi, spinte ideali e di pensiero, che si alimenta nel tessuto vivo delle aggregazioni sociali e che in più, con grande scorno dei “rivoluzionari”, lavorando fianco a fianco con realtà e esponenti del centrodestra come del centro e della sinistra, non è nemmeno identificabile con una parte politica. Così, questi rivoluzionari reazionari, per i quali tutto deve rimaner fermo per poter cambiare, nella loro disperazione indicano il compito della politica meglio di tanti analisti raffinati. Questo vale soprattutto per Forza Italia, anomalia politica nata con l’unica giustificazione di inaugurare una stagione di riforme in un sistema bloccato. In questo quadro, la cosa peggiore è dunque una classe politica inconsapevole e immemore. Ma che in larga parte sia inconsapevole e immemore, è documentato dall’ostinazione avventata con cui la sinistra rinuncia a fare politica per rimanere abbarbicata alla demonizzazione e delegittimazione di Berlusconi e del suo governo. “Berlusconi si abbatte e non si cambia”: se questo è il messaggio che arriva da una parte autorevolissima della politica italiana, perché gli pseudo rivoluzionari nostrani non dovrebbero crogiolarsi nella consolante illusione di un clima sociale favorevole?
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