Via Quaranta diventa ‘Scuola della Pace’. Basta per avere una parvenza di legalità?
Riapre la scuola di via Quaranta a Milano. Stavolta la sede è in via Ventura, i promotori assicurano sia «diversa» dalla madrassa che, un anno fa, fu fatta chiudere, che avrà un nome nuovo (“Scuola della pace”), nuovi insegnanti, corsi di lingua araba e italiana, che sarà laica (così laica da prevedere due ore di religione musulmana, ma non cattolica), che a inizio lezione non saranno intonati inni jihadisti, che gli alunni non arriveranno a scuola su pulmini schermati, che i ragazzini non subiranno punizioni corporali.
Naturalmente, una scuola islamica ha tutto il diritto ad avere un suo spazio in Italia. Ciò che non va bene, invece, è che questa è solo un’operazione di restyling. Per almeno quattro motivi. Primo: i promotori hanno utilizzato, come un anno fa, il metodo di annunciare di avere già molte iscrizioni e poi di far sapere di non avere ancora tutte le carte in regola. A mancare non sono solo i permessi di Asl e vigili del fuoco, ma la stessa autorizzazione ad aprire una scuola (la domanda al ministero dell’Istruzione andava presentata il 31 marzo). Secondo: a far da garanti alla “nuova” via Quaranta sono quegli stessi personaggi del mondo cattolico progressista milanese che, già un anno fa, aiutarono i quarantini a evadere le leggi italiane. Terzo: negli uffici scolastici lombardi tira una brutta aria pilatesca: «Almeno adesso la scuola ha una parvenza di legalità». Parvenza? Quarto: dopo il pasticcio di via Quaranta fu creato un comitato di docenti universitari con il compito di indicare il metodo più efficace di integrazione sul territorio lombardo. Per quel che Tempi ha potuto verificare, c’è da dubitare che tale comitato sia da ritenersi imparziale. A meno di voler giudicare super partes chi, in nome del multiculturalismo, dipinge come “guerrafondaio” quel giornalista del Corriere della Sera che sollevò il caso.
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