QUATTROCENTO VOLTE GRAZIE
May is the cruellest month. Per gli insegnanti, almeno. Ci sono compiti, interrogazioni, riunioni, correzioni. Poi figli e nipoti che fanno cresime e prime comunioni. Amici e parenti che, incuranti, si sposano. La situazione generale, poi, non parliamone.
C’è la recessione. Le elezioni sono andate come sono andate, la Moratti candidata sindaco di Milano, la Grande Riforma (sbadiglio!), chi ci crede più? Non è certo il periodo migliore per convocare maestre e professori. Eppure. Eppure quattrocento di loro hanno lasciato le loro cattedre da ogni angolo d’Italia (due anche dalla Spagna) per darsi convegno a Bologna. Per parlare di unità di apprendimento, di portfoli, di sperimentazione. Per discutere degli scenari e del futuro dell’istruzione italiana.
Ma soprattutto per testimoniarsi l’un l’altro che c’è ancora qualcuno che ogni mattina entra in classe col gusto e la passione di comunicare ai suoi ragazzi, dentro e attraverso le materie che insegna, una ragione buona per la vita. Il presidente dell’associazione che ha organizzato il convegno – Diesse – didattica e innovazione scolastica, si chiama – è buon amico dell’estensore di queste righe, e gli ha chiesto di ringraziarli uno a uno. Fatto.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!