Quei due misunderstanding di Ruggiero (quello che voleva fare il Papa “tecnico”)

Di Tringali Massimo
10 Gennaio 2002
Consensuale o meno il divorzio di Renato Ruggiero dal governo è una buona notizia. Due gli errori di Ruggiero. Primo: nella sua polemica contro gli euroscettici, l’ex ministro degli esteri avrebbe forse potuto ricordare che anche la personalità più europeista, Giovanni Paolo II, ha espresso tutta la sua delusione per l’Europa dei tecnici.

Consensuale o meno il divorzio di Renato Ruggiero dal governo è una buona notizia. Due gli errori di Ruggiero. Primo: nella sua polemica contro gli euroscettici, l’ex ministro degli esteri avrebbe forse potuto ricordare che anche la personalità più europeista, Giovanni Paolo II, ha espresso tutta la sua delusione per l’Europa dei tecnici. Commentando la “Carta dei diritti fondamentali” dell’Unione Europea approvata a Nizza dal Consiglio Europeo due anni fa, il Pontefice ha scritto: “non posso nascondere la mia delusione […] il testo elaborato […] non ha soddisfatto le giuste attese di molti. Poteva, in particolare, risultare più coraggiosa la difesa dei diritti della persona e della famiglia”. Ma ad essere euroscettici sono anche i popoli del Vecchio Continente. Noi semplici cittadini votiamo per il parlamento europeo, ma le decisioni, anche a livello legislativo, le prendono gli Stati nazionali e la Commissione Europea, i cui membri sono nominati dai governi. Così i governi di un tempo hanno scritto i trattati di Maastricht (e da noi, si ricordi il socialista Ruggiero, il trattato fu ratificato dal voto parlamentare e non, come in altri paesi europei, con un referendum popolare: forse qualcuno temeva che dopo la lunga propaganda del Pcicontro la Cee gli italiani avrebbero voltato le spalle all’Europa?) dando vita alla moneta unica. Di fatto siamo diventati cittadini europei senza che nessuno ce l’abbia chiesto. Non a caso si parla di deficit democratico. Dulcis in fundo, c’è da scommettere che gli euroscettici si moltiplicheranno nei prossimi mesi, e non in Italia. Infatti a presiedere la commissione per la scrittura della Costituzione europea è Giscard D’Estaing che inizierà i lavori in concomitanza con le presidenziali in Francia. Rinun-ceranno i francesi ad una parte della loro sovranità proprio in campagna elettorale e sarà facilitato il lavoro “europeista” dell’ex presidente gollista?

Secondo: il meglio di sé l’ex ministro degli affari esteri l’ha dato nella “battaglia” per l’aereo da trasporto truppe Airbus 400M. Progetto europeo (di fatto francese) che sarebbe costato caro al contribuente italiano, con la beffa di apportare danni alla nostra già malmessa Difesa. Dopo l’11 settembre ci si è resi conto che l’Italia ha bisogno urgente di adeguare le proprie forze armate secondo criteri di funzionalità e di operatività. Francesco Cossiga, sempre sensibile alle problematiche militari e all’amor di patria, un po’ meno alle lobby e agli interessi Fiat, se ne è accorto subito. Con questi aeroplani la nostra aeronautica si sarebbe trasformata in una compagnia aerea cargo comprendente tre tipi diversi di velivoli e precisamente: 24 C130J, 12 C17 e 16 A400M. Un suicidio per le nostre forze armate, benedetto da un europeismo targato Ruggiero-Agnelli. Berlusconi è stato lungimirante non prendendo una decisione. Infatti proprio i tedeschi, che sono maggiormente coinvolti nel programma avendo ordinato 73 A400M (quasi la metà dell’intero pacchetto), colti da un briciolo di buon senso, hanno avuto un ripensamento e hanno chiesto di rinviare di due mesi il meeting europeo sull’Airbus, previsto inizialmente per il 15 novembre. E già la Turchia ha annunciato una riduzione del numero di aerei che intende acquistare. Ma poi chi ci crede che il Lussemburgo si doterà di un grosso aereo strategico da trasporto truppa? C’è da scommettere che l’ambizioso programma A400M non decollerà mai. Viene semmai il sospetto che qualcuno voleva a tutti i costi addossare la colpa del fallimento del programma al governo italiano, ma Berlusconi e Martino non sono caduti nella trappola.

Massimo Tringali

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