Quei laici immaginari
E’ davvero stupefacente che, all’indomani della scelta papale di divulgare il “segreto di Fatima”, il dibattito sulla stampa italiana, invece di riflettere sull’entità di una svolta epocale, abbia prevalentemente preso di mira le divisioni tra laici “super” e laici normali (senza piombo). Ancora una volta la cronica incapacità di andare al sodo della questione, di cogliere il nocciolo del gesto del Papa, la sordità ai temi essenziali che l’annuncio di Fatima, proprio in virtù delle straordinarie qualità
comunicative di un grande Pontefice come Giovanni Paolo II, mette sotto gli occhi di tutti. E con una potenza simbolica straripante che tuttavia la cultura laica e “laicista”, così autisticamente prigioniera dei suoi riti e delle sue liturgie di auto-riconoscimento e di auto-consolazione, sembra drammaticamente impreparata a cogliere.
Davvero stupefacente, o forse desolante. Ai “laici” (definizione, per quello che mi riguarda, assolutamente vuota e gonfia di nulla) non si chiedeva di genuflettersi davanti al Papa e di capitolare dichiarando conversioni affrettate e atti di fede sulla verità prodigiosa del messaggio di Fatima.
Si chiedeva semplicemente ( ma quanto faticosamente) di ripensare il senso e il significato di una storia, quella del Novecento, la cui smisuratezza eccede i confini delle interpretazioni rassicuranti e concilianti entro cui si è cercato, vanamente, di inscatolarla. Si chiedeva di riflettere sull’indicibile atrocità della logica di sterminio che ha governato la metodica follia del “sec olo breve” ma interminabile per chi ne ha subito le immani atrocità. Di ripensare alla logica persecutoria che ne ha scandito i passi più significativi. Si chiedeva di capire insieme Auschwitz e il Gulag e non Auschwitz malgrado il Gulag o il Gulag malgrado Auschwitz. Si chiedeva di meditare sui terrificanti costi umani di ideologie che hanno provocato lutti e distruzione e che invece sono stati salutati come l’effetto indesiderato di un progetto di “rischiaramento” del mondo. Si è visto di che “rischiaramento” si trattava: le tenebre sono state più fitte di quelle che l’arroganza illuministica voleva diradare d’imperio, “contro” la storia per raddrizzarla, rinchiuderla nell’astrattezza di uno schema, maniplarla con la prometeica volontà di “migliorarla” anche senza il consenso degli interessati. Ecco, ancora una volta, qual è il punto di divisione. Non quella tra “laici” e “credenti”, ma tra liberali e utopisti, tra giacobini e gradualisti, tra dottrinari e riformatori attenti, per usare un’espressione particolarmente efficace di Adriano Sofri, al “variopinto tessuto della storia”. Su tutto questo occorreva riflettere. E invece si è provveduto a trasformare la discussione in una disputa sull’esistenza degli Ufo sbarcati a Fatima. Peccato. Ancora una volta, peccato.
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