Quei “Luoghi dell’Infinito” folgorati sulla via della Mecca
Racconta Moni Ovadia che quando un cattolico, non potendo ammettere che tutti gli ebrei siano dei geni, gli chiede come fanno a individuare gli inevitabili ebrei deficienti egli risponde: «Semplice! Li battezziamo!». è una barzelletta yddish ma, in effetti, deve essere questa l’impressione che un buon cristiano medio ricava dall’articolo di Franco Cardini “La mezzaluna, la stella e la croce” edito nell’ultimo numero di “Luoghi dell’infinito” (rivista mensile di Avvenire). Ebrei e musulmani fanno la figura dei fratelli maggiori e i cristiani di allievi irrequieti quanto avidi, specie nella storia della Spagna medioevale, dall’invasione musulmana del 711 alla fine della Reconquista nel 1492. Cardini esordisce sparando a zero sul mito della battaglia di Poitiers e su come essa sia stata uno scontro minore senza alcun effetto. Come spesso accade ai miti (e la battaglia di Poitiers lo è diventata) togliere certe sovrastrutture ideologiche ne fa intravedere l’effettiva importanza. Poitiers fu il tropaion (così era chiamato in Grecia il punto in cui l’esercito nemico si era voltato ed era messo in fuga, da cui la parola trofeo) più settentrionale raggiunto dall’islam. Era solo una scorreria, è vero, come lo era stata l’incursione di quei 7mila berberi che, nel 711, avevano posto fine al regno visigoto di Spagna. Cosa sarebbe accaduto se Carlo Martello fosse caduto in battaglia? Ci sarebbe stata una dinastia carolingia? Si può dire, invece, che, nel decennio successivo a Poitiers, Carlo riportò una serie di vittorie strepitose contro i Mori, scacciandoli dalla Francia meridionale (così Stefano Gasparri su Storia e Dossier, n. 57, 1991). Anche la conquista islamica non fu opera solo degli straccioni di Tariq ma, almeno nei primi due anni, di un ragguardevole esercito (per quei tempi) di circa 35.000 uomini (Historia del esercito espanol, p. 35) che furono sempre pochi per sottomettere la penisola iberica, tanto da metterci almeno dieci anni. La plurisecolare storia della Reconquista è assai complessa e giustamente Cardini ne ricorda la lotta di tutti contro tutti, con alleanze tra cristiani e musulmani contro i propri confratelli. Da questo dato, tuttavia, si sostiene che «nulla sarebbe più errato che leggere crociate e guerre iberiche medievali come guerre di religione». Cardini pare qui, dimenticare che le crociate iberiche e in Outremer erano promosse e finanziate dalla Chiesa stessa e che i sovrani di el Andalus, quando furono messi alle strette, chiamarono in proprio aiuto rozzi e temibilissimi guerrieri islamici come gli almoravidi e gli almohadi, antesignani dei moderni fondamentalisti armati, quanto gli andalusi erano audaci, colti e cavallereschi: i cristiani, infatti, risparmiavano questi e passavano per le armi gli altri. E qui si innesta quello che, probabilmente, è la questione strategica della Spagna medioevale e la ragione prima dell’offensiva che portò alla caduta di Granada e alla fine della splendida, inimitabile civiltà moresca. Questo stato musulmano era una testa di ponte in Europa, attraverso la quale guerrieri di tutta l’Asia, perfino persiani, venivano a guerreggiare contro i cristiani di Spagna: era perciò una questione di sicurezza nazionale eliminare questa testa di ponte e Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia ci riuscirono nel 1492. Giustamente Cardini vede nella fine di el Andalus una colossale perdita per la Spagna e per l’Europa ma, tuttavia, bisogna chiedersi quali fossero le alternative possibili per quei tempi. è assai probabile che i sovrani spagnoli, tra i più capaci del loro tempo, fossero consci di questa perdita ma che esigenze di sicurezza abbiano preso il sopravvento, come accadde nell’ultima grande rivolta dei moriscos, nel 1568: essa apparirebbe frutto di crudele intolleranza (che pure vi fu) se non si pensasse al fatto che il Mediterraneo, in quegli anni era dominato dalle flotte ottomane, che Malta, dopo l’assedio del 1565, era praticamente indifesa e che i moriscos potevano diventare, per l’ennesima volta, il varco attraverso il quale gli eserciti dell’Asia si sarebbero riversati nella Spagna. Il dialogo con l’islam non è incentivato da un’autoflagellazione che eccede le famose, dovute e mai ricambiate richieste di perdono del Papa.. Alberto Leoni
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