Quei miti (assassini) di Bogotà

Di Stefanini Maurizio
09 Maggio 2002
Sono la Spa del terrore, con padrini a Cuba e in Iran. Sequestrano politici, massacrano bambini. Come il 3-4 maggio scorso. Ma per la sinistra europea è solo onesta guerriglia. Quella delle Farc, in Colombia. Dove il 26 maggio si vota...

Aprile. La Croce Rossa del villaggio di Granada, nel dipartimento di Antioquia, quello che ha come capitale Medellín, riceve il macabro “omaggio” di due cadaveri. Portati alla vicina caserma della polizia, vengono subito identificati per quelli di due poliziotti. L’agente Victor Manuel Marulanda Rueda, preso prigioniero dai guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc) il 30 agosto 1999, ha ricevuto nove pallottole al lato sinistro del corpo. Il sottufficiale José Norberto Pérez Ruíz, preso prigioniero il 17 marzo 2000, ha avuto invece un colpo alla testa e uno alla schiena. Avevamo già parlato della storia di Pérez Ruíz. Suo figlio, Andrès Felipe Pérez, è morto lo scorso 18 dicembre per insufficienza respiratoria, a seguito di un cancro per cui avevano dovuto togliergli un rene e un polmone. Sapendo di dover morire, aveva chiesto che il padre lo accompagnasse a vedere il “Museo dei Bambini” di Bogotá. Ma, malgrado una campagna di mobilitazione popolare sulla stampa e su Internet, le Farc avevano rifiutato ogni concessione. Al massimo, avevano detto, potevano autorizzare il bambino a venire alla macchia a trovare il padre. «Adesso dormo, se mio padre arriva svegliatemi», sono state le ultime parole di Andrés prima di morire. Adesso li hanno seppelliti assieme: le Farc si sono premurate di ricongiungerli, al loro modo. Meritano di venire ricordati i commenti degli stessi guerriglieri sulla vicenda. «È stato ucciso perché cercava di scappare». «Andrés Felipe non ha mai avuto un padre. Malgrado il cancro, il padre lo aveva abbandonato quando aveva sei mesi. Adesso che sta per morire, tutti vogliono che padre e figlio si riuniscano e allora sfruttano senza pietà e misericordia le foto del dolore. Pensano a un bambino che muore di cancro, e non si ricordano dei 300 bambini che tutti i giorni muoiono di fame in Colombia». Non si sa se la guerriglia avrebbe la ricetta per dar loro da mangiare. Si sa invece che la guerra civile fa in Colombia almeno 3000 orfani all’anno.

“Ti ammazzeremo a messa”

6 aprile. Villaggio La Argentina, nel dipartimento di Huila. Alle 19, mentre padre Juan Ramón Nuñez sta officiando l’ultima Messa del sabato, all’improvviso un gruppo di uomini armati entra in chiesa e inizia a sparare. Il sacerdote è ucciso, assieme a un fedele. Gli autori dell’azione sono identificati anch’essi con uomini della Farc. Venti giorni prima durante un matrimonio è stato freddato l’arcivescovo di Cali monsignor Isaías Duarte Cancino, che aveva appena denunciato le infiltrazioni di denaro dei narcos e della guerriglia in campagna elettorale, e aveva minacciato di fare i nomi dei candidati foraggiati. Il giorno dopo, due sacerdoti sono sequestrati dalla guerriglia. E due giorni dopo padre Gersaín Paz, responsabile comunicazioni della diocesi di Cali, riceve minacce di morte al telefono. «Ti ammazzeremo in piena Messa». Avvertimenti da non prendere alla leggera: dal 1998 in Colombia sono stati assassinati 26 religiosi cattolici e 39 protestanti. La Polizia Nazionale ha dovuto costituire un apposito coordinamento di Sicurezza per le Autorità ecclesiastiche, ma i superiori decidono di far lasciare a Gersaín Páz il Paese.

Una bomba. e un’altra ancora

7 aprile, a Villavicencio, la cittadina dove si gioca il turno di Coppa Davis tra Colombia e Uruguay. All’una di notte, il dodicenne Wilson Javier Cruzado sta ancora in giro a vendere dolci, caramelle e sigarette. È appunto uno di quei bambini poveri colombiani che hanno dovuto lasciare la scuola anzitempo per arrangiare qualche lavoro informale per la famiglia, e per cui le Farc dicono di combattere. Ma il modo in cui “lottano” è di mettere una bomba in un parcheggio, che esplode e lo fa a pezzi. Va a pezzi anche la sua “cassetta” di lavoro, che i suoi piccoli colleghi ricomporranno pazientemente pezzo per pezzo per posargliela sulla bara.

Il botto attira una piccola folla, e cinque minuti dopo scoppia una seconda bomba, nascosta sotto un’auto. È una tecnica che le Farc hanno appreso da istruttori dell’Eta e dell’Ira. Con essa, cercano di rispondere a colpi di attentati dinamitardi nelle città all’offensiva con cui l’esercito tallona i guerriglieri nella jungla, dopo l’interruzione del processo di pace provocata dai sempre più provocatori sequestri di persona delle Farc ai danni di politici al massimo livello, oltre che di gente comune. Il bilancio a Vilavicencio è di 12 morti e 60 feriti. Ma non è che l’inizio.

Carnevale, ogni “scherzo” vale

Il 9 aprile le Farc ammazzano un contadino e ne mettono il cadavere su una carica esplosiva a bordo di una camionetta a Sibaté, un villaggio a 30 Km da Bogotá. Due poliziotti cercano di rimuovere il cadavere, e diventano cadaveri a loro volta. Contemporaneamente, una serie di 9 esplosioni sconvolge Bogotá. Fortunatamente vengono disattivate sia un’auto bomba che due bombe ad alto potenziale, cosicchè esplodono solo petardi, che comunque feriscono tre persone, tra cui una bimba di sei anni. Il 15 aprile, mentre il mondo è distratto dai vicini avvenimenti venezuelani, nel porto caraibico di Barranquilla, famoso per il suo Carnevale, un autobus carico di esplosivo scoppia davanti al veicolo blindato in cui viaggia in campagna elettorale Álvaro Uribe Vélez, il candidato indipendente che proprio perché vuole il pugno duro contro la guerriglia è in testa ai sondaggi. Contemporaneamente, echeggiano spari. Uribe si salva, ma ci sono tre morti e 22 feriti. Le vittime sono umili pescivendoli.

E se succedesse alla fontana di Trevi?

Il 21 aprile altre due bombe esplodono nella città turistica di Cartagena, uccidendo tre persone. Una è davanti al monumento alla India Catalina, come se a Roma si mettesse una bomba davanti alla Fontana di Trevi.

Come ti alfabetizzo il pupo

20 aprile. Sulla strada per Acevedo, Dipartimento di Huila, il tredicenne Juan Carlos Gómez, contadinello bravo a scuola e con l’hobby delle collanine artigianali, è avvicinato da due signori che gli chiedono se può far loro il favore di portare un cavallo fino al paese. Il ragazzo e il fratello accettano la commissione e si mettono a camminare di buona lena. Hanno appena sorpassato un gruppo di soldati, che il cavallo esplode. La sella era piena di esplosivo… Poiché però i due fratelli hanno camminato più veloce di quanto previsto dai guerriglieri che hanno dato loro il cavallo-bomba, i soldati si salvano. Muore invece Juan Carlos con due paesani, si dibatte tuttora tra la vita e la morte l’altro ragazzo, ed è fatto a pezzi l’edificio della scuola. Contribuito delle Farc all’alfabetizzazione della gioventù rurale…

La guerra dimenticata

21 aprile. Mille persone stanno marciando “per la pace” con bandiere bianche verso Caicedo, a 150 Km da Medellín. Iniziativa platonica, ma le Farc non gradiscono neanche questo, e a 5 Km dal villaggio i guerriglieri affrontano la dimostrazione armi alla mano. Mentre i marciatori sono “consigliati” di tornarsene indietro, il governatore di Antioquia Guillermo Gaviria è letteralmente “arrestato”, assieme all’ex-ministro della Difesa Gilberto Echeverrí e ai vescovi che li accompagnano. I religiosi sono poi liberati, ma i politici no. Non sono d’altronde gli unici in mano alla guerriglia. Dopo aver sequestrato il presidente della Commissione per la Pace (sic!) del Senato, evento che ha portato alla fine del processo di pace, i guerriglieri hanno catturato prima le candidate verdi a presidenza e vicepresidenza, Ingrid Betancourt e Clara Rojas, e poi 12 deputati del dipartimento di Valle del Cauca, quello di Cali. Questi ultimi, presi con una vera e propria retata nella sede dell’Assemblea, con relativo sgozzamento di un poliziotto di guardia… Inoltre detengono un ex-governatore, un secondo senatore e tre deputati, fiore all’occhiello tra i 3000 rapiti all’anno che danno alla Colombia il triste primato mondiale nella specialità, e alle Farc il primato “organizzativo” all’interno di quello nazionale. Tra le persone sotto sequestro in Colombia in questo momento, 87 sono minorenni. Notizie da una guerra terrorista, come e più sanguinosa di quella delle Torri Gemelle e di Israele per lutti e distruzioni. Ma non altrettanto seguita dai mass-media.

Regali esplosivi

La tecnica del cadavere bomba ha un macabro seguito il 4 maggio, quando il cadavere di un quattordicenne avvolto in carta da regalo è recapitato a un distaccamento dell’esercito di stanza nella zona da dove le Farc sono state sloggiate dopo l’interruzione del negoziato. Anche quel morto aveva addosso una carica esplosiva, in questo caso disattivata in tempo dagli artificieri. I guerriglieri hanno prima ammazzato il ragazzo, poi lo hanno “preparato”, e infine hanno obbligato una famiglia contadina a recapitare il sinistro “pacco dono” ai militari. Lo stesso giorno, le Farc attaccano il villaggio di Bojayá nella regione del Chocó, lungo la costa del Pacifico. Un serbatoio da gas pieno di dinamite è lanciato contro un assembramento di alcune centinaia di persone nella piazza del paese. «Il parroco e alcuni contadini informano che i morti potrebbero arrivare a 70», è la laconica comunicazione del ministro degli Interni Armando Estrada alla stampa.

3/6 maggio

I guerriglieri Farc sferrano un attacco con esplosivo poche ore dopo che si erano verificati combattimenti con le forze paramilitari delle unità di difesa della Colombia. Per rappresaglia i miliziani delle Farc, sono tornati nel villaggio di Bojayà e hanno scagliato una bombola a gas piena di dinamite contro centinaia di persone riunite in piazza e attaccato una chiesa dove si erano rifugiati gli abitanti. Primi bilanci parlano di 108 morti di cui 40 bambini sotto i sedici anni.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.