Quei talebani dei Black block
Certo, forse Blondet è un po’ ossessivo quando vede Complotti (è il titolo di uno dei suoi libri più celebri) dappertutto. Forse esagera quando afferma che «i globalizzatori sono dei fondamentalisti del liberismo, che sacrificano tutta la società alla purezza dottrinaria del Profitto come gli ayatollah sacrificano la loro società a un’idea “pura” dell’islam». Però le sue accuse poggiano su uno zoccolo duro di fatti con cui non si può non fare i conti. Primo accusato, la Comunità europea: un’èlite di funzionari cooptati che emana, senza rendere conto a nessun elettore, non solo direttive sulle dimensioni dei cetrioli, ma anche patenti di presentabilità politica (vedi i casi Heider, Bossi, lo stesso Berlusconi). Secondo accusato, gli Stati Uniti, che negli ultimi decenni hanno osteggiato i regimi islamici modernizzatori (da Nasser a Gheddafi, dallo Scià a Saddam), favorendo la crescita dei fondamentalismi, interlocutori più malleabili – fino a ieri – della loro potenza. «I poteri del mundialismo tecnocratico e finanziario raccolgono» dunque «quel che hanno seminato». Blondet pro no-global allora? Nemmeno per sogno. I “giovani” dei Centri sociali sono l’estrema propaggine di un’umanità che, dalle sette ereticali del Medioevo fino a oggi, è sempre vissuta ai margini dell’Occidente, abbeverandosi alle sue conquiste e rifiutando le fondamenta (il valore del lavoro, della legge, dell’ordine) che le hanno generate. Parassiti in senso proprio, si nutrono dei frutti della civiltà che disprezzano. Non diversamente dai discepoli di Bin Laden che sfruttano la tecnologia del “Grande Satana” per combatterlo. Ma proprio per questo i Black block (e i talebani) sono un’opposizione tagliata nella medesima stoffa del potere cui pretendono di opporsi: «l’una rifiuta la politica in nome del Mercato, l’altra della fratellanza buonista (o islamica). Il loro nemico comune è la spontaneità sociale e il pluralismo». Forse Blondet esagera un po’; ma il suo richiamo alla tradizione occidentale della politica come ambito del possibile e della tutela dei diritti di tutti contro ogni messianismo è da meditare.
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