QUEL PERICOLOSO “NON ORA” SU HAMAS
Il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas detto Abu Mazen chiede tre mesi e mezzo di tempo per fermare il caos. Rapimenti, corruzione, eliminazioni sommarie in mezzo alla strada, lotta armata tra fazioni contrapposte, sinagoghe distrutte, gli israeliani andandosene hanno alzato il sipario e ora va in scena il Gaza Show. Il leader dell’Anp ha un’occasione storica: costruire uno Stato democratico per i palestinesi e mostrare di essere un partner affidabile per la pace fermando i terroristi. Se per alcuni aspetti Abu Mazen sembra seguire le orme della peggiore tradizione di Arafat, per altri sembra esserci qualche novità. Come Arafat sta preparando le scuse per un proprio fallimento. Il nuovo mantra della sofferenza palestinese è presto detto: gli israeliani devono cedere di più. Se infatti, dice il Presidente, Gerusalemme controllerà i passaggi con l’Egitto (quelli utilizzati per portare armi) renderà Gaza una prigione a cielo aperto e se non smobiliterà gli insediamenti anche in Cisgiordania tornerà il terrorismo. Mahmoud Abbas, come Arafat, si illude di poter coinvolgere Hamas e renderlo un partito come gli altri, per questo non intende opporsi frontalmente ai fondamentalisti espressione dei Fratelli Musulmani e conta di ammansirli offrendo loro di gestire insieme il potere. A chi gli chiede se intenda disarmarli, Abu Mazen risponde «ora non serve». In quelle tre lettere, «ora», sta la differenza con il suo predecessore. “Dopo” verificheremo i fatti.
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