Quell’85% di élite. E il patto con gli italiani

Di Tempi
25 Settembre 2003
Il don Gianni della pagina a fianco, teme che l’Elefante sia troppo con la testa a New York

Il don Gianni della pagina a fianco, teme che l’Elefante sia troppo con la testa a New York e che nel suo gioco italo-americano si celi una presa di distanza dall’Amor Nostro. Sarà. Ma a noi invece pare che Ferrara ami a tal punto Berlusconi che, tanto per dirne una, a proposito della legge Gasparri ha appena spiegato al Cavaliere le ragioni per cui è tollerabile il suo conflitto di interessi (perché è sempre stato così, anche quando gli interessi si chiamavano De Mita&De Benedetti) e perché gli conviene guadagnare un po’ meno con Mediaset.
Seguendo il filo del discorso del numero precedente, riteniamo che il Premier non debba occuparsi d’altro che del suo patto elettorale con gli italiani. Gli serve insistere sulla constatazione (vera) che l’85% delle redazioni di giornali e Tv sono della scuola di sinistra? Ci permettiamo di dubitarne. Siamo noi, stampa alternativa, che dobbiamo insistere nella rilevazione che è lo statalismo borghese che fa l’uomo puro, buono, moralizzatore e, dunque, ipocrita e disonesto (mentre il comunismo onesto può solo scioglierlo nell’acido ideologico e, come scriveva Brecht congratulandosi con le “rivoluzionarie” purghe di Stalin, metterlo al muro e fucilarlo, ma «con pallottole buone, di fucili buoni, e seppellirlo sotto una terra buona»). Si possono fare e perdere molte battaglie (ricordate quella sull’articolo 18?) contro i facoltosi post&neo-comunisti del partito moralizzatore di massa. Però se si vuole dare una svolta all’Italia (e rischiare una gestione virtuosa e popolare del Paese, stile Baviera di Lombardia, dove anche la Cgil è costretta a uscire dal massimalismo e perfino il magistrato democratico dal letargo sfascista), occorre saper riconoscere gli amici dai nemici. Altrimenti poi finisce come sogna che finisca L’Espresso, che ha appena recensito su due pagine d’amore (non firmate) il “Super Cossiga Show” del Per carità di patria, libro di avvertenze del «pensiero cattolico liberale restìo alle seduzioni della destra berlusconiana». Il quale prevede il ritorno al potere, nel 2006 se non prima, di «una coalizione qualunquista di sinistra, un movimento conservatore populista con qualche venatura operaista, con l’obiettivo di dirottare la protesta economica verso obiettivi socialmente più sopportabili per la classe padronale, come il pacifismo, l’anti-globalismo e l’anti-americanismo».

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