Quella via di Roma dedicata al “padre” delle leggi razziali
Caro Walter Veltroni, fatta la legge elettorale, fatte nuove elezioni, sarai premier oppure, alla peggio, leader dell’opposizione. Ma prima di lasciare il Campidoglio, come sindaco di Roma dovresti fare un regalo ai tuoi cittadini e a tutti gli italiani. Nel quartiere Primavalle ci sono una via e un largo intitolati ad Arturo Donaggio, presidente della Società Italiana di Psichiatria negli anni Trenta. Nel 1937, a un congresso, Donaggio spiegò ispirato ai colleghi la «superiorità dei Romani rimasta intatta nei secoli e trasmessa con regole genetiche mendeliane». Donaggio fu uno dei dieci promotori del Manifesto della Razza del luglio 1938, documento che, sottoscritto da centinaia di personalità illustri o destinate a diventarlo (come Giorgio Almirante, Galeazzo Ciano, Roberto Farinacci, Pietro Badoglio, Giovanni Guareschi, Giovanni Papini, Giovanni Gentile, Amintore Fanfani, Giorgio Bocca, più, ovviamente, Benito Mussolini), fu la pezza d’appoggio per le Leggi razziali. Lo confesso, non ho trovato notizie su chi abbia deciso di dedicare ad Arturo Donaggio un pezzo della capitale del nostro paese, e voglio dubitare che sia stato fatto conoscendone la storia, le scelte, il pensiero e le responsabilità. Preferisco pensare a un colpo di mano in qualche seduta distratta di un Consiglio comunale. Magari in cambio Roma ha anche ottenuto una piazza dei martiri di nonsocosa, un viale amorepaceuguaglianzabenessere&libertà. Ma a tutto si può porre rimedio. I nomi delle vie possono cambiare. E non penso che manchino italiani con maggior titolo per ricevere tale onore.
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