Quell’inutile caccia a lle streghe
Vi ricordate qualche anno fa? Giornali e televisioni erano pieni di articoli, interviste e pezzi di colore sul cosiddetto elettrosmog, sui gravi pericoli che correvano coloro che vi fossero esposti, sull’urgenza di limitarne gli effetti perniciosissimi (neoplasie e leucemie). Il governo Amato, per opera, con rispetto parlando, del sottosegretario all’Ambiente Calzolaio, riuscì a far votare dal Parlamento una legge severissima: a riprova del fatto che l’imbecillità e l’ignoranza non hanno colore politico, questa norma senza uguali nel mondo, della quale tutti gli scienziati seri ridevano, fu votata o non contrastata da tutti i partiti, anche per la spinta dei molti comitati antielettrosmog formatisi in tutta Italia. La sua applicazione pratica però, per fortuna, prevedeva che i limiti di emissione fossero definiti da un decreto che doveva essere firmato anche dal ministro della sanità, il Prof. Umberto Veronesi. Calzolaio partorì un provvedimento molto restrittivo, che entrando in vigore avrebbe costretto l’Enel ed altri enti, fra l’altro, ad interrare gli elettrodotti, con costi previsti di oltre 100 mila miliardi di lire. Veronesi negò la firma; la sua saggezza fece sì che il decreto non fosse emanato, e che i limiti alle emissioni restassero quelli precedenti, già molto alti anche se centinaia di volte inferiori a quelli nuovi proposti. Da quel momento sono passati oltre sei anni; i limiti non sono stati modificati; non si sono registrate neoplasie o leucemie che possano risalire all’esposizione alle radiazioni; l’attuale ministro dell’Ambiente, pur essendo verde, non ha avuto il coraggio di dire una sola parola sull’argomento; e i cittadini italiani hanno evitato di spendere i tre o quattro milioni di lire a testa che l’accoglimento del decreto demenziale avrebbe comportato (ma non la somma, inferiore ma inutile, per le attività di contorno previste e non cancellate). Però nessun comitato antielettrosmog o suo presidente o portavoce o sindaco o deputato ha chiesto scusa agli italiani per la cantonata presa e le conseguenti rotture di scatole, perdite di tempo e spese; nessun politico si è dimesso per l’errore fatto; Calzolaio, in conseguenza della particolare competenza dimostrata nel pestare l’acqua nel mortaio, è oggi consulente dell’Onu, e seguita a discettare di cose che non sa. Tuttavia, un seguito a tutta l’ammuina fatta intorno a questo falso problema c’è stato. Per l’azione di un pm ignorante e fazioso la Santa Sede, in un processo vergognoso, è stata condannata per «getto di cose pericolose»: che sono appunto le innocue radiazioni di cui sopra.
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