QUESTIONE DI LOOK

Di Da Rold Gianluigi
01 Luglio 2004
Hanno effettivamente vinto l’europeo del look, come qualcuno ha intitolato.

Hanno effettivamente vinto l’europeo del look, come qualcuno ha intitolato. Camoranesi, con i capelli “tirati su” sembrava una giovane Ave Ninchi; Bobo Vieri, con orecchini e tatuaggi, il pirata che viene sbattuto giù dalla nave; Totti, con annessi e connessi, un bagnino di Fregane. Tuttavia, nessuno può discutere del look altrui. Ci sono i retrò e ci sono i nuovisti, ci sono gli eredi dell’impero britannico e i figli della Garbatella che hanno fatto i soldoni. Non è questione di blasoni, non è mai il tempo del moralismo.
Tuttavia, se è concessa una considerazione, si può affermare che chi ha fatto seriamente sport, ha imparato innanzitutto il comportamento dei fuoriclasse, dei campioni veri, non solo sul campo, ma anche nello spogliatoio. E anche fuori, nella vita, nella drammatica quotidianità. è vero che c’erano i Maradona e i Best, eccezioni che confermavano la regola, ma gli altri che abbiamo visto in tanti anni, analizzati, quasi vivisezionati sin troppo bene, dal grande Gianni Brera, avevano soprattutto la voglia e la cultura del “vincere”, obbligo storico dello sport. Questi grandi campioni, concentrandosi, non badavano alla moda e oggi non avrebbero pensato proprio alla cultura dell’orecchino, del tatuaggio e di altre amenità che regolarmente ti… mandano a casa. Peccato.

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