«Questo governo deve essere aiutato a durare», dice Pannella. Già, mica è un Welby qualsiasi

´ «Come vogliamo definire un governo che metta a posto la previdenza, che apra i mercati e difenda i consumatori, che raddrizzi i conti pubblici e non aumenti la pressione fiscale?», scrive Francesco Rutelli sulla Repubblica (16 gennaio).
Il fantastico governo descritto da Rutelli si può chiamarlo in tanti modi, tranne che governo Prodi.
´ «Oltre essere stato un capo di governo è stato anche un pregiudicato latitante», dice Antonio Di Pietro alla Repubblica, riferendosi a Bettino Craxi (16 gennaio).
Caro Bobo, un posto da sottosegretario vale veramente la scelta di condividere un governo con uno che dice cose di questo tipo?
´ «C’è un impegno a negoziare con le parti sociali e sono sicuro che il governo italiano lo rispetterà», dice Joaquin Almunia al Sole 24 ore (16 gennaio).
Negoziare, negozierà con i sindacati sicuramente. Non fa altro da sette mesi.
´ «Lei che reca ancora molti segni di quella bellezza prepotente che è stata», dice Marnella Venegoni sulla Stampa riferendosi a Claudia Mori (16 gennaio).
“Segni” “quella bellezza che è stata”? Qualche altra gentilezza così e la Mori prendeva a zoccolate la Venegoni.
´ «Non è mai successo che il partito facesse il partito in questo senso», dice Massimo Bordin all’Unità (16 gennaio).
I vecchi e gloriosi radicali grintosi tra i grintosi, si tramutano in tenere pecorelle quando gli tocca di litigare con Pannella.
´ «Ci devono essere due Fassino in giro», dice un corsivo non firmato su Europa (16 gennaio).
E man mano tutti si stanno accorgendo che il Fassino vero è quello imbranato.
´ «La nuova razza padrona, Profumo e il mondo che lo precede e lo circonda, da Giovanni Bazoli a Corrado Passera, i nuovi dirigenti di Mediobanca, guidati dal quarantenne Alberto Nagel, è antropologicamente lontana dal modello arcitaliano berlusconiano», dice Curzio Maltese sulla Repubblica (12 gennaio).
Triste sorte di un tagliagole: si lancia in una bella inchiesta su quelli che stanno mettendo le mani su Milano e scopre che i reprobi sono tutti antiberlusconiani
´ «Quella permanente occupazione dello spazio urbano e virtuale della città universale da Rutelli a Veltroni», dice Angelo d’Orsi su Liberazione (12 gennaio).
Se la prende con l’idea di intitolare a Karol Wojtyla la stazione Termini. Non sapeva di poter contare sulla viltà di Veltroni.
´ «Sostegno per l’impegno Usa nella stabilizzazione dell’Iraq», dice il Consiglio di Cooperazione del Golfo (sauditi, emirati, Kuwait) alla Stampa (18 gennaio).
Ma come? D’Alema ci aveva garantito che gli arabi del Golfo erano più antiamericani di lui.
´ «A quelli della Cgil ho insegnato molto, il guaio è che hanno dimenticato tutto», dice Sergio Cofferati alla Stampa (18 gennaio).
Più precisamente, il guaio è che hanno imparato solo la fase della follia massimalista di Cofferati.
´ «Non è poco quello che è stato fatto: togliere le tasse ai telefonini», dice Nicola Rossi alla Stampa (13 gennaio).
Andarsene sfottendo: una bella soddisfazione.
´ «Hanno messo in croce un povero cristo. Se questi sono i risultati era doveroso stare zitti», dice Antonio Di Pietro al Corriere della Sera (19 gennaio).
No, non è un’autocritica. Parla di Unabomber.
´ «Tornata in Italia m’iscrissi subito all’Accademia d’Arte Drammatica», dice Nicoletta Braschi alla Repubblica (13 gennaio).
E perché non stette attenta durante le lezioni?
´ «Come a Scanzano, come a Venaus, i pacifisti di Vicenza hanno deciso di seguire l’esempio di altre comunità vittoriose», dice Checchino Antonini su Liberazione (18 gennaio).
L’ottica dei rivoluzionari si sta un po’ restringendo. Siamo arrivati al “Proletari di tutto il Comune, unitevi”.
´ «Questo governo deve essere aiutato a durare», dice Marco Pannella al Corriere della Sera (12 gennaio).
Mica è un Welby qualsiasi.

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