Questo papa ci ruberà i cuori

Di Berlicche
28 Settembre 2006

Mio caro Malacoda, c’è questa vicenda dell’amore sulla quale dobbiamo tener duro. Il vicario del Nemico ha scatenato un’offensiva di cui vorrei ti rendessi ben conto per evitare uscite malaccorte anche se lodevoli nelle intenzioni, come quell’articolo che hai ispirato a un professore italiano, Aldo Schiavone, uscito su un newspaper di nome Repubblica con un bel titolo: “Se il Papa sceglie la teologia della ragione”. L’idea di separare la ragione dall’amore è ottima, ci campiamo dal Rinascimento. Ma con questo benedetto papa bisogna essere più raffinati, non basta leggere il suo ultimo discorso, bisogna documentarsi un po’, altrimenti, e mai come in questo caso il detto è vero, si presta il fianco al Nemico. Scrive Schiavone che «nella prospettiva scelta dal pontefice» c’è «una specie d’elisione. Mi riferisco al tema dell’amore». Insomma questo papa sceglie il logos, la ragione, e si dimentica dell’amore. E se lo cita, si tratta, secondo Schiavone, di una «ammissione a denti stretti». Mai strafare! Che bisogno c’era di quel «a denti stretti»? Come se la spiega Schiavone un’intera enciclica dal titolo “Dio è amore”? E non ti sei accorto, consigliere distratto, che il Giovanni di «In principio era il logos» è lo stesso che scrive “Dio è amore”? E poi quella banalità sulla conoscenza lanciata come accusa: «La fede è conoscenza. Il resto – tutto il resto – viene dopo». Ma con chi crede di discutere? Con un cristianuccio “credo in qualcosa di superiore ma non sono praticante”? Certo che la fede è conoscenza, e ti dirò di più, lo è anche l’amore. Almeno lo è nella concezione del Nemico fin dall’inizio e questo Benedetto XVI presume di usare di nuovo le parole secondo il loro significato originario. Di questo devi tener conto.
Lui, ad esempio, si è accorto che la parola amore è «oggi diventata una delle più usate ed anche abusate», che «non è solo un sentimento», che è eros ma non coincide solo con l’eros. Ma soprattutto sostiene che «nella Bibbia c’è un’immagine strettamente metafisica di Dio, sorgente di ogni essere – Logos, ragione primordiale» e che questo Logos «è al contempo un amante con tutta la passione di un vero amore». Con uno così, dire che il Nemico va «tenuto fuori dei neutrini e dell’evoluzione – nell’infinito dell’ethos piuttosto che in quello della cosmologia» è come dire che uno scienziato non si può innamorare rimanendo scienziato, o che una donna non possa invaghirsi di uno scienziato proprio perché è uno scienziato. Dov’è finita tutta la tua logica?
Contrapporre amore e conoscenza ha funzionato a lungo, ma se il portavoce del Nemico rivela che «l’esperienza dell’amore è scoperta dell’altro», devi trovare altri argomenti. Scoperta dell’altro vuol dire conoscenza. È inutile a questo punto insistere: «La dottrina ha sempre diviso, testimoniare l’amore unisce». Se il Nemico riesce a far intuire agli uomini che amare l’oggetto di conoscenza rende più intelligenti e conoscerlo rende più amanti, possiamo buttare via secoli di disinformatja e ricominciare da capo. C’è solo una speranza, che i seguaci del Nemico non capiscano quello che il suo vicario dice. Lavora su questo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.