Quindici milioni in cause

Di Bracalini Paolo
24 Maggio 2007

La cifra è sicuramente per difetto ma fa paura anche così: quindici milioni di euro all’anno. Quindici milioni di euro spesi dalla Rai tra avvocati e risarcimenti per le centinaia di dipendenti – dagli ex direttori rimossi e finiti a far nulla, fino ai redattori, ai programmisti registi, a parrucchieri e truccatori – che vincono in tribunale contro l’azienda. A viale Mazzini si dice che siano almeno mille i dipendenti in causa con la Rai, per motivi diversi: demansionamento, precariato utilizzato come rapporto dipendente, riconoscimento della qualifica. Leggendo il bilancio Rai è difficile farsi un’idea dell’ammontare spaventoso delle controversie, tutte affidate a costosissimi studi legali esterni, perché il dato è separato in diverse voci. Nei documenti della vigilanza si trovano però dei numeri. Una causa dura in media quattro anni, la maggior parte arriva al secondo grado, altre fino in Cassazione. Ogni causa costa alla Rai circa 100 mila euro. La media di cause perse è di 150 all’anno. Moltiplicati per 100 mila fanno i quindici milioni di euro che annualmente l’azienda versa per i contenziosi con i dipendenti. Quando arrivano le cause dei nomi eccellenti i numeri salgono. Anche Carlo Freccero, ex direttore di Raidue poi “congelato” e attualmente senza incarico anche se con stipendio da dirigente, è in causa con la Rai. La prima udienza sarà il 25 maggio e la somma in ballo è intorno al milione di euro di risarcimento. In causa ci sono altri dirigenti “disoccupati”: Oliviero Beha, vicedirettore di RaiSport, Stefano Gigotti, ex capo di Raiclick, Michele Mezza, vicedirettore Strategie tecnologiche della Rai. Quando l’azienda rimanda il pagamento succedono cose alla De Filippo. L’anno scorso l’avvocato D’Inzillo, uno dei difensori storici dei dipendenti Rai, fece pignorare anche il Cavallo di viale Mazzini. Finché la Rai non paga, e scopre a fine anno di avere i conti in rosso.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.