Rassegna stampa/2 Ferrara: Berlusconi riconquisti la fiducia degli amici sul piano politico o lasci

Di Redazione
19 Gennaio 2011
Stralci dell'editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi: "La leadership è responsabilità. Berlusconi, che sul piano personale non ha nulla da farsi perdonare, sul piano politico deve riguadagnare la fiducia razionale dei suoi amici non servili"

Ripubblichiamo alcune parti dell’editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi riguardo a Silvio Berlusconi e il cosiddetto “caso Ruby”.

“Che Berlusconi faccia regali munifici a destra e a manca, che ami circondarsi di belle ragazze in una specie di harem, che si diverta in feste private come gli pare e piace, che le sue telefonate in questura rivelino un certo carattere e una vena di comica follia (la nipote di Mubarak) incompatibili con il cliché del politico scaltro e autoritario, tutto questo è vero e legittimo nella dimensione privata. E la retorica perbenista del riccone, del vecchio corruttore di fanciulle, elaborata in presa diretta dal buco della serratura giudiziaria e dall’origliamento istituzionalizzato, fa profondamente schifo”. (Foglio, p. 3).

“Ma la tentazione quasi irresistibile di chiedere al premier
di avviare subito la successione per ragioni schiettamente politiche, per manifesta e patologica prevalenza del privato sul politico e sul pubblico, che pure c’è ed è forte, anzi fortissima, si scontra con una realistica visione delle cose: oggi un’alternativa seria e responsabile non esiste” (Foglio, p. 3).

“Però la leadership è responsabilità. Berlusconi che sul piano personale non ha nulla da farsi perdonare più di quanto abbia da farsi perdonare ogni essere umano più o meno simpaticamente segnato dal peccato originale, sul piano politico deve riguadagnare e riconquistare la fiducia razionale dei suoi amici non servili e non fanatizzati. […] Se non fosse in grado di dare una risposta persuasiva a questa domanda politica oggettiva, meglio che si attrezzi per cedere ad altri la rappresentanza politica del paese. Per tutti, e per lui stesso” (Foglio, p. 3).

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