Reality-poll/2

Di Pietro Piccinini
13 Aprile 2006
poteva essere l'ultima serata in chiaro del tg4 di fede. invece dopo un avvio mesto il clima s'è fatto frizzante. in una redazione molto plurale. lo spoglio visto dalla fortezza del cavaliere

A Palazzo dei Cigni, nella fortezza del Cavaliere, sono tutti in fibrillazione. La diretta del Tg4 comincia alle 18 in punto. Non c’è tempo per i seccatori, qui si lavora. I giornalisti esterni li mettono in un cantuccio, intanto cominciano ad arrivare gli ospiti. Dei politici il primo è Antonio Panzeri, eurodeputato ds, poi arriva Paolo Romani di Forza Italia. C’è anche Stefania Craxi. Alle spalle dello studio, la redazione del telegiornale è al lavoro, ognuno alla sua scrivania. C’è tensione, ma è perché ci si aspetta una nottata di fuoco. Tifo per il Caimano, zero.
Emilio Fede entra in studio alle 17.45. È teso. Chiede gli aggiornamenti sulle prime proiezioni: al Senato la sinistra è in vantaggio, 158 seggi a 151. Meglio degli exit poll pomeridiani, ma per Berlusconi c’è poco da ridere, a quanto pare. L’occhio del direttore del Tg4 si fa pallato, sotto il fondotinta si intravede il pallore del viso. Forse nella sua mente il temuto satellite è già in rampa di lancio, ma questa sera c’è da condurre la diretta, bisogna mantenere la calma. Fede non risponde a chi lo avvicina. Concede solo un minuto a una giornalista di un’altra tv, ostentando tranquillità: «Gli exit poll? Non dimostrano niente, solo che l’Italia è divisa». Sì ma se vince Prodi che fa, direttore, se ne va? «Io? E perché mai?». Poi sbotta: «Insomma, io non lo conosco, non so niente, non mi sta nemmeno simpatico. Perché su Prodi tirate sempre in ballo me?». Già, chissà perché. Intanto però parte la sigla, comincia la battaglia.
Da Roma si collegano il ministro Castelli, Mauro Fabris (Udeur), Roberto Villetti (Rosa nel Pugno) e Miss Italia ’93, Arianna David. Fede, al solito, interpella freneticamente a destra e a manca. Dal vivo è molto più eloquente che in tv. Infatti dice più cose facendo spallucce e inserendo intercalari monosillabici fra le parole degli ospiti che non intervenendo nel dibattito. Con le spallucce esagera quando si parla di Romano Prodi: una spalluccia a ogni rinvio della conferenza stampa dell’Unione. Comunque, i dati disponibili danno Berlusconi in svantaggio, epperò di qualcosa bisognerà pur parlare, in attesa di numeri migliori. E spiace ammetterlo, ma in questo frangente Fede appare un po’ in affanno: attacca come può. Del resto, gli appigli sono pochi. «Mi consenta, Fabris – il tic del “mi consenta” Emilio deve averlo assunto per osmosi dal Cavaliere, visto che dalle 18.15 alle 20 gli scapperà almeno quattro volte – sono curioso: come farete ad andare d’accordo con Diliberto e Pannella?». E poi: «Panzeri, lei ha letto tutte le 281 pagine del programma dell’Unione? Un caso più unico che raro.». E ancora: «Villetti, quando eravamo craxiani io e lei abbiamo militato insieme, non le è mai venuto il dubbio che forse avrebbe dovuto scegliere il centrodestra?». Rimane il tempo per ricordare ancora un paio di volte che la sinistra è pronta a spedire Rete4 sul satellite, poi scoppia una lite fra i socialisti che dura fino alle 19 (e si riaccenderà a più riprese durante la trasmissione). Qui all’improvviso Emilio Fede, finora un po’ scocciato, s’illumina: c’è Marco Rizzo in collegamento. Fede ama i comunisti che si dicono comunisti, lo ribadirà più tardi anche a Fausto Bertinotti. E poi è anche grazie a quel comunista di un Rizzo se la settimana scorsa ha deciso di ritirare le preannunciate dimissioni: la mamma del deputato dei Comunisti italiani per telefono, ha voluto esprimere al direttore del Tg4 tutta la propria solidarietà per la maximulta comminata a Mediaset dall’Authority (250 mila euro per lesa par condicio). Al punto che «l’amico Marco Rizzo» è l’unico per cui Fede chiede di «ascoltare in silenzio».
Suda, Emilio, e fra le risate dei giornalisti a bordocampo chiede a Panzeri di «sottoscrivere che non vi vendicherete e non ci manderete sul satellite». Poi, incredibile, in Puglia il centrodestra passa in testa. Emilio comincia a balbettare, non crede alle sue orecchie: «Marina, vuoi leggere tu i dati? Sennò dicono che io sono fazioso». 47 per cento Unione, 52 Casa delle Libertà, dice Marina. La voce del direttore si fa vellutata: «Eh, bisogna ammettere che la Puglia è proprio una regione straordinaria. È il cuore del sud». E prima di mandare la pubblicità in onda, c’è ancora il tempo per restituire un po’ di concretezza al dibattito: «Hanno dei problemi, in Puglia, la gente non trova lavoro. Si fanno picchetti, blocchi stradali. E c’è da dire – qui Fede si rivolge a Panzeri – che non sono stati molto aiutati dal vostro. come si chiama? Ecco, giusto, Vendola».
Al rientro in studio, ore 20, Marina annuncia: al Senato il centrodestra vince 157 a 152. Romani esulta, Panzeri si irrigidisce in un sorriso amaro. A Fede scappa un «Ahiahiahi». Poi si scusa: «Scusate, è passato un tecnico e mi ha pestato un piede». Ma ormai è gasato, c’è anche un possibile pareggio alla Camera. In redazione, fra le scrivanie, si incrociano sguardi preoccupati e volano pacche sulle spalle. La Craxi è al cellulare e a tutti quelli con cui parla ripete: «Lo dicevo, io. Ride bene chi ride ultimo». Lo ripeterà anche in studio. Ma è, ovviamente, Emilio Fede quello che si accende di più. Un pensiero gli si materializza in testa. Un ricordo, la speranza: «Rizzo, Prodi ha detto che in caso di pareggio si ritira, vero?».

redazione spaccata a metà
Durante la pausa buffet, gli ospiti si dileguano. Fede pure. Laurenzo Ticca, caporedattore storico del giornale, quello che fa le rassegne stampa, per intenderci, sembra tranquillo. Come la maggior parte dei redattori, non si fa contagiare dall’entusiasmo del direttore. «Io voto Ds», ammette candidamente. «Fede lo sa, ma per lui questo non rappresenta affatto un problema, al contrario di quello che si pensa fuori. Altrimenti non avrei fatto carriera. Al Tg4, come nel resto della struttura Mediaset, non esiste il soviet forzista di cui si narra. Credo invece che, almeno per quanto riguarda questo giornale, qui sia rispecchiata la divisione del paese che sta emergendo dalle proiezioni». Nessuna preoccupazione neanche fra i membri della produzione: «Qui nessuno ha mai creduto che la sinistra voglia veramente vendicarsi sul Cavaliere rovinando questa rete», dice uno di loro. «Più che tensione per il nostro destino, nei giorni scorsi abbiamo accumulato un sacco di lavoro. Il fatto è che Rete4 è una rete commerciale. E avere come unico scopo il profitto paradossalmente ci rende molto più liberi da tutti i problemi che hanno in Rai. Certo, anche qui magari entrano i raccomandati o i “figli d’arte”, però, le assicuro: se non sono bravi, li mettiamo alla porta all’istante. La politica non decide niente in questa azienda».
Nel frattempo a Palazzo dei Cigni entra anche Daniela Santanché (An). Panzeri, anima in pena, si aggira a bordostudio. Ride e scherza sui numeri con Romani e con i collaboratori. Al Senato la situazione pare proprio ribaltata: «Rido perché altrimenti ci sarebbe da piangere». La Santanché gongola: «Ve l’avevo detto che non dovevate cominciare a festeggiare così presto». Sono le 20.30, la trasmissione sta per riprendere. Panzeri cerca sollievo tra i dati, ma niente da fare, gli exit poll che preannunciavano il trionfo prodiano sono cosa da dimenticare. «Cosa dice il sito del Corriere?», chiede l’ex numero uno della Cgil milanese. Il sito del Corriere non si apre, troppi contatti. «Beh, ti credo. Se si apre, Mieli deve dimettersi». Fede non cammina, saltella. Vuole anticipare la ripresa della trasmissione. Panzeri chiede pietà: «Facciamo finta che non sono mai stato qui. Posso andare?». Alle 21.45 per Alleanza nazionale arriva anche Ignazio La Russa. Prima di lasciare lo studio del Tg4 con Emilio Fede in brodo di giuggiole e La Russa scatenato, un ultimo sguardo alle proiezioni. Sono le 21.45, la Casa delle Libertà ora è in vantaggio anche alla Camera. Certo, mancano ancora parecchie schede al risultato definitivo, ma fuori è cominciato a piovere.

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