Recensioni

Di Ferrari Anna
09 Marzo 2006

Luigi Crivelli,
Carlo e Federico,
Ed. Museo Diocesano,
pp. 119 ,
euro 10,00
In occasione della mostra che si tiene fino al 17 maggio 2006, il museo Diocesano stampa un volumetto sui cugini Borromeo. Fra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, Milano è ancora sotto la dominazione spagnola, ma a guidarla ci sono anche Carlo e Federico Borromeo, che mantengono l’identità e l’autonomia giurisdizionale della città, mentre il popolo è provato da periodi prolungati di epidemie e carestie.
Amministratore della diocesi, la severa condotta dell’arcivescovo Carlo suscita resistenze violente in fedeli e non. Duro con gli spagnoli come con se stesso, Carlo Borromeo pensava a una Milano dedicata a Dio, e per fare ciò ne rafforzava la fede con processioni, con nuovi seminari e scuole. Federico invece amava lo studio e l’arte. Da cardinale fondò la Biblioteca Ambrosiana, la Pinacoteca e l’Accademia. Morì a 67 anni, con due parole sulle labbra: «Dio sa».

Marco Venturino,
Cosa sognano i pesci rossi,
Ed. Mondadori,
pp. 245,
euro 16,50
Pierluigi, dirigente, si scopre malato. Ricoverato in terapia intensiva si sente un pesce rosso prigioniero nell’acquario. Luca invece è il suo medico senza princìpi, un debole che non prende posizioni, e che stanco collabora alla sopravvivenza dei malati. Mentre i due mondi si contrastano e nessuno trova davvero delle risposte, la morte inesorabile diventa routinaria realtà, e allo stesso tempo qualcosa su cui piangere e di cui chiedere il senso. La questione centrale del libro è il dolore. Quello che il paziente si trova ad affrontare sul corpo sempre più sballottato, dall’avvicinarsi della morte. Quello che il medico cerca di contrapporre alla sacralità della vita, ma che lo fa ritrovare sempre spiazzato di fronte alla morte dei pazienti.
Il libro si chiude sulla domanda del medico, sulla sua vocazione, su quello che può accadere e su ciò che rappresenta per lui chi si affida alle sue cure: è la vita o la morte che alla fine vince?

Gilbert Sinouè,
Una nave
per l’inferno,
Ed. Neri Pozza,
pp. 313,
euro 16,00
è da poco trascorsa la “Notte dei cristalli”, tra il 9 eil 10 novembre del 1938, e Hitler desidera l’espulsione degli ebrei, temuti per il loro potere finanziario, odiati per la loro razza. Al dolore immenso, agghiacciante e inconcepibile, che Sinouè descrive nel suo romanzo, risuona una domanda: «Perché, Adonai?».
Il Führer concede che mille Juden, dopo aver lasciato i propri ingenti beni nei depositi bancari, abbandonino la Germania a bordo della nave Saint Louis. Il mercantile erge a bandiera la svastica e i suoi pontili brulicano di agenti nazisti, che spesso entrano in contrasto con l’onesto capitano Schroeder, unico rifugio umano per i deportati ebrei. La destinazione non viene comunicata a chi si imbarca, ma a bordo si sussurra di Cuba, o forse degli Stati Uniti. Ma non ci sarà nessuna terra per loro, soltanto il proprio destino: lo sanno bene Dan Singer, uno dei protagonisti, e gli altri 937 passeggeri, che hanno già intuito. Cuba rifiuta di riceverli, chiede soldi, la questione diventa puramente diplomatica, mentre Hitler progetta l’invasione della Polonia per spartirsela con Molotov, ministro degli esteri dell’Unione Sovietica. Di fronte alle coste dell’Avana, la gente si è già messa in fila. Ma presto della speranza non rimane che il silenzio, lo strazio, i nervi a pezzi. Adducendo la non regolarità dei documenti e la necessità di una quarantena, Cuba esprime il suo no all’impegno preso, condanna a morte i profughi, rispedendoli in Germania, ad Amburgo.
La nave tenta la rivolta, ma ormai la partita è persa, e mentre il mondo li rifiuta, riecheggia nei cuori una domanda: che ne è stato della promessa di Jahvè?
Belgio, Francia, Olanda e Lussemburgo si dichiarano pronti ad accogliere gli ebrei, un po’ per uno. Ma non c’è più tempo perché Hitler invade Polonia, Danimarca e Norvegia. E per le famiglie della nave la nuova destinazione è Auschwitz.
L’elenco dei passeggeri chiude il libro, tragico racconto che l’autore ci fa, per renderci testimoni anche di questa tragedia avvenuta nella Seconda guerra mondiale.

William Faulkner,
Il borgo,
Ed.Adelphi,
pp. 456,
euro 21,50
Missouri, la Depressione, le piantagioni di cotone, l’aria torrida. è finita la guerra civile. Will Varner, latifondista-usuraio, proprietario di ogni cosa in città, è il protagonista. Attorno a lui e alla sua famiglia si snoda un universo umano variegato: ricchi cinici sfruttatori, farneticanti nell’ingiustizia e sempre pronti a litigare. Il testo offre una trama centrata sulle ossessioni umane: sesso, potere, carenza di affetti. Le pagine si riempiono della descrizione delle stagioni, dei cieli e delle fronde, dei cambiamenti dell’umore della terra cui tutto è asservito, anche l’amicizia e la solitudine. Al centro c’è il furore dell’uomo, caparbio e smanioso di possedere, braccato dalla mancata onnipotenza.
A completare la bellezza dell’opera contribuisce anche la coraggiosa traduzione di Cesare Pavese, che mantiene gli americanismi e al tempo stesso sfida le convenzioni letterarie che costituiscono l’anima di William Faulkner (1897-1962), premio Nobel nel 1950.

Jonathan Kirsch,
Mosè una vita,
Collezione Storica Garzanti,
pp. 521
euro 29,50
Profeta autorevole ma conflittuale, collerico eppure mite, guerriero e assertore della verità, Mosè trasforma gli ebrei in popolo, pur non arrivando alla Terra Promessa. Il Talmud racconta della cesta che scivola lungo il Nilo: il salvato dalle acque difende il popolo schiavo del faraone e lo pascola come un gregge come Dio gli ha indicato. Presto viene l’esodo, le piaghe d’Egitto, il mare diviso in due: eppure il popolo di fronte alle difficoltà vorrebbe tornare in Egitto. Poi Mosè al Sinai riceve le tavole della legge da riporre nell’Arca dell’Alleanza. Dopo 40 anni nel deserto, gli israeliti peccatori sono ormai una nazione, guidata da Giosuè, anche se per Mosè è il tempo della memoria, della morte. Resta un genio unico, figura storica che sfida la libertà umana fra bene e male.

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