Recensioni

The assassination of Jesse James
di Andrew Dominik
Genere: western
Voto: insufficiente

Western psicologico con pochissima azione ma nemmeno troppa introspezione con al centro, più che la figura antipatica di Jesse James/Brad Pitt (miglior attore), quella del traditore che lo uccise, Robert Ford, interpretato da Casey Affleck, ancora più antipatico. Né carne né pesce: non un western classico e nemmeno uno psicodramma convincente. Manca suspence, ironia e ci sono troppi personaggi per realmente potersi identificare in ognuno di essi. E poi la lunghezza, esorbitante. Una delusione.

Nessuna qualità agli eroi
di Paolo Franchi
Genere: ?
Voto: pessimo

Il film più terribile del Concorso. Inquadrature fisse, lentissimi movimenti di macchina, musiche insopportabili, un paio di gratuite sequenze di sesso rude, tra cui quella tanto sbandierata di Germano con il membro in mano. La storia? Il rapporto contrastato tra il figlio di uno strozzino e uno dei suoi debitori. Il regista Paolo Franchi, non nuovo ad opere del genere, lo ha presentato parlando di un noir esistenzialista (sic) dominato da un profondo senso della pietas. Ma di dominante abbiamo visto ben altro.

Espiazione
di Joe Wright
Genere: melodramma
Voto: buono

Film d’apertura della Mostra, tratto dal romanzo omonimo di McEwan. Il giovane regista inglese si limita, come già fatto per Orgoglio e pregiudizio, a un’illustrazione un po’ piatta e fredda del romanzo, insistendo molto sull’impatto estetico dato dai paesaggi e dalla cura degli ambienti. Prima parte un po’ soporifera, meglio la seconda. Qualche scossone lo regala il giovane talento James McAvoid e un lungo piano sequenza a illuminare la drammatica ritirata degli inglesi da Dunquerke.

Sleuth
di Kenneth Branagh
Genere: dramma
Voto: buono

Il momento che è più piaciuto alla stampa è stato quando uno dei due aguzzini lancia una battuta in chiave blasfema. Tratto da una pièce teatrale e diretto da un regista che ha sempre continuato a fare teatro anche al cinema, Sleuth è un film di attori, i due gigioni Caine e Law che giocano a inseguirsi come il gatto col topo, in un rapporto pervaso da prevaricazione e da cinismo. La prima parte ha un certo fascino, anche per le scenografie funzionali. Peccato che i nodi vengano troppo presto al pettine.

Lust, caution
di Ang Lee
Genere: melodramma
Voto: insufficiente

Da Ang Lee, il regista di Brokeback Mountain, un altro melodramma e un altro Leone d’oro nella Cina occupata dal Giappone durante la II guerra mondiale. Protagonisti un alto funzionario del governo cinese collaborazionista e una studentessa affiliata alla Resistenza. Finirà male, come da copione. Ang Lee sa girare bene e il mélò gli è congeniale. E poi lo aiutano due attori veramente notevoli. Pecche: l’eccessiva lunghezza e un ricorso esagerato alle scene di sesso, la maggior parte delle quali inutili ai fini narrativi.

Michael clayton
di Tony Girloy
Genere: thriller
Voto: insufficiente

Per un’ora e mezza (non scherziamo) non si capisce un accidente: chi è Michael Clayton, che mestiere fa, perché si è indebitato; perché l’amico avvocato si è messo a dar di matto e soprattutto quali sono i termini della contesa giudiziaria. Poi si capisce il giochino (che non sveliamo): i cattivi sono i soliti gestori di una multinazionale che avvelena l’ambiente e i contadini; il buono è Giorgino Clooney, ex avvocato di successo, convertitosi alla causa. ambientalista. Già visto, grazie.

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