Recensioni
Giovannino Guareschi,
Chico e altri racconti,
Rizzoli editore,
pagg. 455,
euro 22,00
Queste trentaquattro fiabe sono un bell’esemplare della novella popolare italiana tradizionale. Ci sono Peppone, sindaco e meccanico comunista, e Don Camillo, parroco forte e impulsivo che lotta per Gesù e gli parla per riportare nel mondo Cristo. Intorno il fiume e la Bassa. La gente lavora, cocciuta nelle proprie idee, ma piange e prega insieme di fronte al dolore.
Un Natale, Peppone e la sua banda decidono di cancellare la tradizione del Natale. Famiglie e figli sono distrutti: uno crea un presepio in soffitta, un altro si rifiuta di recitare la poesia e di dare la sua letterina. Il paese si incammina alla Messa di mezzanotte. Peppone e i suoi non sono in pace. Il Natale – come ogni anno e imprevedibilmente – ci sarà.
Guido Clericetti,
Sorridi a Natale,
Edizioni Interlinea,
pagg. 72,
euro 8
Guido Clericetti ha sempre conservato verso il Natale la capacità di stupirsi, malinconico, un po’ poetico e un po’ ironico. Ricorda il dopoguerra, la sua vita e la fedeltà alle idee giussaniane. Per questo alcune testate non l’hanno voluto come umorista, come per la televisione e per i manifesti pubblici. Ha pubblicato anche per i bambini, si ritiene uno dei migliori vignettisti politici italiani e ottimo disegnatore.
Si accosta al Natale con sarcasmo e notazioni poetiche contro il clima scettico intorno. Il mondo è piccolo in mezzo a cieli stellati: guerra, mistero, attualità sottendono il disegno e la battuta. I bersagli stimolano la penna, l’occhio è acuto.
Resta una voce unica nel panorama degli umoristi italiani e ci piace la sua ricerca di senso.
Franco Nembrini,
Alla ricerca
dell’io perduto – Conversazione
sul Paradiso,
Itaca,
pagg. 120,
euro 10
«Papà, lunedì mi interroga su Dante. Tu vai in giro a raccontarlo a tutti, e a noi figli non hai mai spiegato niente». Un’occhiata all’agenda, fittissima: «Va bene, ci vediamo domenica sera». È incominciata così. Quella prima domenica a casa Nembrini c’erano sei ragazzi. La successiva dodici. E così via, fino a coinvolgerne oltre duecento. Le mamme, sulle prime, sospettavano una scusa. Qualcuna si è intrufolata di soppiatto, è rimasta affascinata: «Perché ai ragazzi sì e a noi niente?». Nasce così l’idea di “Dante per le massaie”. Il Centro culturale Sant’Agostino accetta la sfida: organizzare un ciclo di letture dantesche aperto a tutti, senza barriere culturali. Nessuna riduzione in questo, anzi: il sommo fiorentino restituito al popolo, da cui proviene e per il quale ha scritto. E nessuno è più adatto allo scopo di Franco Nembrini, vent’anni di insegnamento passati a mostrare ai ragazzi della bergamasca che la poesia non è un lusso da letterati, ma l’espressione più vera delle domande e dei drammi della vita di tutti.
Il primo ciclo, sull’Inferno, parte in sordina, quasi una cosa fra amici; ma già al primo incontro ci sono poco meno di trecento persone. Che nelle serate successive e in quelle dedicate al Purgatorio si attestano stabilmente oltre le quattrocento. Così per l’ultima serie dedicata al Paradiso quelli della Sant’Agostino fanno le cose in grande, e ottengono il teatro Donizetti, ottocento posti, il più prestigioso di Bergamo. Quattro incontri, quattro “tutto esaurito”. Ora la trascrizione di quelle conversazioni arriva in libreria, a completamento dei primi due volumi, a loro volta uno dei successi editoriali più sorprendenti degli ultimi anni.
Il Paradiso – spiega Nembrini – è il canto dello sguardo di Dio, dello sguardo amoroso del Padre che ama e valorizza ogni capello di quel che ha creato. E i santi e i beati sono quelli che hanno accolto, fatto proprio quello sguardo, e lì hanno trovato la pienezza di sé: «e ‘n Sua voluntade è nostra pace». Una pace che non si trova senza rischiare la propria libertà, insegnano i canti di san Francesco e san Domenico – commentati all’indomani della morte di don Luigi Giussani: quando muore il fondatore, il segno umano che ha reso più immediato il riconoscimento di Dio presente, la scomparsa obbliga ciascuno ad andare a fondo del proprio rapporto col Mistero stesso. Degno compimento l’ultimo incontro condotto a due voci insieme a Marco Bersanelli, insigne astrofisico: lo sguardo di Dante – ha spiegato – è lo sguardo senza divisione fra la curiosità scientifica e il desiderio di cogliere il significato del mondo. Lo sguardo dell’uomo medievale, che la modernità ha perso, che è possibile ritrovare per tornare a essere uomini interi.
Ma non finisce qui. Quei primi ragazzi sono diventati grandi, la passione è rimasta, insieme al desiderio di comunicare ad altri la bellezza scoperta. Così i più grandicelli fra loro hanno dato vita a un’associazione, “Centocanti”: cento ragazzi (età massima, per statuto, 35 anni, il «mezzo del cammin di nostra vita»; il più giovane ne ha 14) che hanno imparato un canto a memoria per ciascuno, una Divina Commedia vivente. E hanno cominciato a rischiare, proponendo il poema in una miriade di incontri, in scuole medie, superiori, università. Reazione unanime: «nessuno ci aveva mai presentato Dante così». In cantiere un progetto ambizioso: presentare l’intera Commedia in una grande città. Per ora non si può dire di più, ma piccoli dantisti crescono.
Bobo
Joseph Ratzinger,
Sul Natale,
Lindau editore,
pagg. 114,
euro 12
Queste omelie di Joseph Ratzinger vengono raccolte e pubblicate durante la Pasqua 1988. Dio aspetta l’uomo che lo cerca, pur smarrito nelle contraddizioni e confuso per aver intrapreso la via errata. Gesù non si colloca nella indeterminatezza della leggenda, a Betlemme si è compiuta la Scrittura: è nato il Salvatore. Queste pagine sono una sfida per il nostro presente perché nel Natale «il Verbo si è fatto carne ed ha preso dimora fra noi».
L’uomo desidera che quella luce penetri l’oscurità delle sue domande . La quotidianità, l’astrattezza della filosofia e la paura della derisione non ci vengono tolte. Natale ed Epifania ci aprono gli occhi. L’uomo è speranza e pericolo per l’uomo (peccato originale), il genitore guida il figlio alla sua autenticità e ad una vita buona.
A cura di Nico Orengo,
Racconti di Natale,
Edizioni Einaudi,
pagg. 418,
euro 15,80
La bellezza dell’invenzione in questi Racconti di Natale a cura di Nico Orengo sta nell’arguzia mai banale di Rodari, nella fantasia infinita di Hoffmann, nelle diavolerie mefistofeliche di Cechov, nella tradizione popolare dei morti di Guareschi, nella redenzione dei deportati di Dostoevskij.
è una bellezza che segue il dolorosissimo racconto di Pascoli, il dubbio sulla venuta di Dio in questo piccolo mondo (Clarke), la tristezza delle canzoni dei deportati (Rigoni Stern).
Povertà, natura nemica, la forza del bene e del male costituiscono le realtà che attraversano l’imponente venuta del Bambino, trovando a seconda di chi le recepisce attesa o disperazione, rifiuto o commozione.
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