Religione a punti
L’11 gennaio scorso il premier francese Jeanne-Pierre Raffarin ha ricevuto il presidente della Federazione protestante di Francia, Jean-Arnold de Clermont che il 13 dicembre aveva chiesto d’incontrare il primo ministro per consegnargli un dossier con un elenco dettagliato delle discriminazioni di cui è vittima la Chiesa riformata a causa dello zelo fuori luogo di alcuni funzionari.
Il cahier de doleance
Nel dossier si può leggere di funzionari che si rifiutano di rilasciare i certificati fiscali grazie ai quali è possibile detrarre dalle imposte una parte delle donazioni e dei lasciti alla Chiesa evangelica luterana di Francia. O di comuni che si oppongono all’apertura di luoghi di culto protestanti con il pretesto che i parcheggi non sarebbero abbastanza grandi per accogliere i fedeli. Se questi episodi, con molta buona volontà, potrebbero anche essere considerati come degli errori dovuti alla complessità della legislazione, in altre occasioni la discriminazione è evidente. Ad alcune famiglie che mandano i figli in vacanza tramite delle associazioni protestanti patrocinate dal ministero dello Sport e della Gioventù succede che vengano rifiutati i sussidi concessi abitualmente, e questo perchè durante il soggiorno, come è scritto nel programma, sono previsti momenti di preghiera.
E c’è di peggio. Delle compagnie assicurative si rifiutano di rinnovare i contratti in scadenza o addirittura li rescindono, sempre con pretesti che hanno come ragione, per così dire, una discriminazione dovuta alla religione. Come considerare altrimenti un argomento stravagante come il “rischio religioso” (vedi box) che renderebbe troppo pericoloso assicurare un Tempio protestante, in Francia. Il primo ministro Jean-Pierre Raffarin si è detto dispiaciuto per quelli che definisce «danni collaterali» del dibattito sulla laicità, e ha riconosciuto che nell’amministrazione ci sono evidentemente dei fanatici laicisti che approfittano dell’occasione. Raffarin ha assicurato a de Clermont che chiederà ai ministri competenti di far cessare immediatamente le discriminazioni.
Zelanti burocrati laicisti
Per saperne di più, Tempi ha contattato Jean-Arnold de Clermont, che della Federazione protestante è il presidente. Sullo zelo dell’amministrazione e sulle anomalie burocratiche, de Clermont dice pensa «che certi responsabili di alcune amministrazioni locali credano necessario, nel quadro della laicità, andare oltre quanto previsto dalle leggi. Il risultato è che alcuni funzionari si permettono delle richieste totalmente fuori luogo. Le faccio un esempio: per costituire un’associazione di culto è necessaria l’autorizzazione della prefettura e l’adesione di almeno ventisei membri in una grande città e dodici in una piccola. La prefettura della regione nord ha pensato di chiedere ad alcuni fedeli, che intendevano costituire un’associazione di culto, i registri contabili dei tre anni precedenti. Una richiesta totalmente assurda. Com’è possibile infatti esistere come associazione tre anni prima della richiesta di autorizzazione? Nella stessa occasione, la prefettura ha pensato di richiedere anche il certificato di appartenenza ad una comunità protestante, come la Federazione protestante o quella evangelica. Questa richiesta, come la precedente, non ha senso, perché la legge prevede ci si possa costituire in un’associazione di culto senza per questo essere necessariamente legati a qualcuno. Nel comune di Saint-Denis, (nel nord di Parigi, ndr) da dodici anni una comunità protestante composta da 800 persone affitta un capannone per potersi riunire. Il proprietario ha deciso di vendere e la comunità si è detta disponibile all’acquisto, ma la transazione non si è potuta fare perchè il comune si è opposto, con il pretesto del parcheggio troppo piccolo. Dopo dodici anni? Proprio in questi giorni ne ho parlato con il prefetto di polizia di Parigi che mi ha detto di considerare assurda la situazione».
Particolarmente gravi sembrano essere i comportamenti di alcune compagnie assicurative che, ci spiega de Clermont, pur avendo uno statuto particolare, essendo compagnie a base mutualistica, decidendo di entrare nel mercato non possono permettersi discriminazioni. è il caso della Maif, la compagnia assicurativa degli insegnanti. «Alla Maif – dice de Clermont – hanno deciso di non assicurare più niente che possa avere un qualche rapporto con un culto o una religione». Il risultato è che non vengono stipulati nuovi contratti con delle comunità protestanti o evangeliche e quelli già esistenti vengono rescissi, attuando una discriminazione su base religiosa.
«Se io decidessi di vendere delle sardine solo a chi non è credente violerei la legge» ci dice de Clermont, che pur facendo il possibile per evitare lo scontro si è detto disposto a portare la faccenda in tribunale: «Se non avremo delle risposte adeguate entro il 12 e 13 marzo, quando terremo l’assemblea generale della Federazione, l’uno o l’altro dei fatti che le ho descritto sarà oggetto di una denuncia alla magistratura».
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